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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/10/2010  -  stampato il 03/12/2016


Nella cittą della legalitą, lavori per il carcere bloccati da 30 anni

Gli appellativi che si è conquistato sono davvero tanti, c’è né per tutti i gusti. Lo hanno definito il “Carcere d’oro” per la cifra non propriamente irrisoria impiegata per costruirlo. Il “Carcere fantasma” per quante volte è stato inaugurato e mai aperto ai detenuti. Un progetto durato più di una soap opera e il carcere sulla s.s 117 bis rimane chiuso. Un paradosso dopo l’altro, non c’è che dire. Prima anni e anni per progettare la struttura, poi la costruzione realizzata fra pause e riprese interminabili. Proprio la nostra città che soffre quotidianamente della radicata criminalità nel territorio, non apre le porte del carcere. Negli ultimi anni le forze dell’ordine si sono distinte in importanti operazioni condotte con fermezza in tutta la provincia, ma cadiamo miseramente sul finale. Quanto dobbiamo ancora attendere per l’apertura del carcere? 
Una struttura costata una fortuna, adeguata in ogni aspetto. La storia di questo carcere batte di gran lunga tutte le altre opere incompiute, lasciate li a marcire per non curanza o per chissà qualche altro motivo. Certamente quello che manca non è poca cosa date le circostanze, ma tempi così lunghi non trovano giustificazione. Di fatto pare che debba essere ultimato il sistema di sorveglianza e di videocontrollo. Ma la questione riguarda anche il Comune di Gela che paga la sorveglianza al fine di evitare eventuali atti vandalici. E dopo il danno per carità, la beffa è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Il sindaco di Gela, Angelo Fasulo ha sottolineato la questione al ministro della Giustizia, Angelino Alfano. Un carcere inaugurato anni addietro, addirittura dall’ex Guardasigilli, Clemente Mastella, con tanto di cerimonia, e ancora nulla? 
Se non è questa la vera emergenza, non si cos’altro lo sia. In una realtà così difficile per molti aspetti, fa rabbia pensare che il mezzo c’è ma non è fruibile. Sono piovute dal cielo date su date della famosa apertura, ma ancora tutto tace. La questione delle carceri in Italia è già un tasto abbastanza dolente. La condizione di sovraffollamento crea tanti disagi. Fra detenuti che vivono in pessime condizioni igienico-sanitarie e coabitazione di detenuti nella stessa cella, c’è poco da commentare. Tra case circondariali stracolme e mancanza di fondi per costruirne altri, il governo non sa più cosa inventarsi. La struttura gelese sarebbe già un passo avanti. Attualmente due guardiani sono gli unici custodi della struttura vuota, mai entrata in funzione. Inaugurato ben due volte, il carcere di Gela rimane l’esempio paradossale della lunga lista di opere incompiute. L’unica struttura che dovrebbe rassicurarci un po’ è chiusa. Ma probabilmente molti altri cittadini non sanno neanche che esista. Progettato nel 1959 come carcere mandamentale, in quanto a Gela era presente solo la Pretura, il progetto venne approvato diversi anni dopo. Anni e anni sono poi trascorsi per dare l’avvio effettivo ai lavori iniziati nell’82. Ma lo stato di cose della città era ben diverso. La criminalità che si estendeva a macchia d’olio, andava frenata in qualche modo. Venne istituito il Tribunale a Gela. Per questo la casa mandatale si trasformò in casa circondariale. Mentre venivano eseguite sentenze su sentenze, si tralasciava il dettaglio per niente trascurabile. E il carcere? 
Dopo anni e anni di sanguinosi attacchi da parte della criminalità, la direzione intrapresa sembrava quella giusta. Un po’ di respiro per una città martoriata, impaurita e limitata persino della libertà personale. Nulla a che vedere con lo stato attuale di cose. Scene da film western si registravano negli anni ottanta, in una città che era costantemente la protagonista di fatti di sangue. Impossibile da immaginare per chi quegli anni di terrore, non li ha effettivamente vissuti. A voler fare il paragone, oggi paradossalmente Gela potrebbe essere definitiva l’isola felice. Per il carcere mancavano solo piccoli lavori di adeguamento. Ultimati i lavori, superati gli ostacoli. Con tante lungaggini e tante riprese, alla fine sono stati completati. Pare che per renderla funzionale debbano essere ultimati alcuni lavori esterni. 
Per fare un po’ di chiarezza sulla questione del carcere abbiamo sentito l’Ing. Giovanni Costa, che ha seguito i lavori. Per quanto riguarda la struttura abbiamo seguito i lavori passo dopo passo per conto del ministero – afferma Costa – e adesso la questione non dipende più da noi. Dunque è competenza del ministero attivarsi per l’apertura della casa circondariale. Il comune si è impegnato a smuovere le acque, i lavori sono ultimati. Non manca quasi nulla. Insomma non si sa che altri impedimenti si ponga il ministero. Non ci resta che attendere, come del resto per i casi analoghi, che il carcere sia fruibile. La data fatta risaliva al primo luglio 2010. Siamo già ad ottobre 2010. 


Autore : Martina La Gristina 

Fonte: corrieredigela.it