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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Troppi ordini di pizza: cosė č stato trovato il terrorista pių ricercato in Europa

A volte ci vuole anche fortuna. E stavolta è arrivata: la pigione non versata che ha messo in allerta gli investigatori, la «traccia» su un bicchiere. E soprattutto quell'insolita richiesta per cena: troppe porzioni per sole tre persone. Ed è scattato il blitz.

A volte ci vuole anche fortuna. Nel caso degli apparati di sicurezza belgi, che in questi mesi non hanno brillato per lungimiranza, ne serve tanta. L'hanno avuta, e almeno ne hanno fatto buon uso. Samir Bouzid, il nom de plume utilizzato da Mohammed Belkaid, complice degli attentati del 13 novembre, sospettato di essere il coordinatore dei tre commando suicida che quella notte colpirono al Bataclan, allo Stade de France e nei ristoranti dell'undicesimo arrondissement, forse era un terrorista, ma di sicuro non pagava l'affitto. La casa al numero 60 di rue de Dries in quel di Forest, oggetto della perquisizione da cui è cominciato questo ultimo atto di una caccia all'uomo durata quattro mesi con esiti spesso frustranti, era «scoperta» da cinque mesi. Questo dettaglio è all'origine del modo avventato con il quale è stata condotta la perquisizione, durante la quale probabilmente Salah Abdeslam è scappato con un complice, circostanza al momento ancora smentita dagli inquirenti, mentre Belkaid è stato ucciso. Dopo aver ricevuto la segnalazione, gli inquirenti pensavano che fosse disabitata. Ma quel ritardo nei pagamenti è stato l'inizio.

La «reliquia» preziosa

All'interno dell'appartamento è stata poi trovata una reliquia preziosa. Su un bicchiere appoggiato a un tavolo e usato di recente, sono state rilevate le impronte digitali di Salah Abdeslam, il grande latitante. Forse non la prova definitiva della sua presenza, ma di sicuro la certezza del fatto che non poteva essere lontano. Il terzo e ultimo colpo di fortuna, quella definitivo, consiste in un inusuale ordine di pizza effettuato al telefono. La casa al numero 60 di rue du Quatre vents a Molenbeek, il comune nella regione di Bruxelles dal quale provengono Salah Abdelsam e altri membri del commando stragista, era sotto controllo da molti mesi. La ragione è semplice. Ci abitava Amin Choukri, una delle persone poi arrestate, amico di lunga data di Abdeslam. Lo scorso 3 ottobre, durante un controllo alla frontiera tra Germania e Ungheria, i due viaggiavano insieme.

Troppa pizza

Gli agenti presero le impronte digitali di Choukri, anche questo potrebbe essere un nome falso, che corrispondono a quelle rilevate nella casa di Auvelais utilizzata dai kamikaze parigini durante la settimana precedente la loro partenza per la capitale francese. C'erano buone ragioni per «mettere sotto» i telefoni di quella abitazione. Era un possibile covo. Quando gli investigatori in ascolto hanno sentito la richiesta di un numero abbondante di pizze, incongruo con quello del nucleo familiare di tre persone che abitava in quella casa popolare assegnata dal comune di Molenbeek, il significato era chiaro. C'erano altre persone, gli ospiti avevano fame. In quel momento è cominciata l'operazione che ha finalmente portato alla cattura di Salah Abdeslam. E' divertente nel suo candore quanto racconta a Politico una fonte dell'Interpol che preferisce restare anonima. «Sapevamo tutti che Salah era in Belgio, ma questo significava che sfortunatamente solo la Polizia belga poteva catturarlo». Ci è voluta una discreta serie di circostanze fortunate, compreso un inusuale ordinativo di pizza. Ma alla fine ce l'hanno fatta. Il legale ha subito annunciato che, almeno «in questa fase», Abdeslam «coopererà» con la polizia ma «rifiuterà l’estradizione» richiesta dalla Francia (il completamento della cui procedura richiederà comunque qualche settimana), anche se il premier belga Charles Michel ha assicurato di non avere alcuna «obiezione politica» a concederla. Ci sarà modo di discutere e di raccontare una incredibile latitanza da fermo durata quattro lunghi mesi. Ma a caval donato, non si guarda in bocca.

corriere.it

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