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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/03/2016  -  stampato il 04/12/2016


Mafiosi al 41bis, procuratore Saieva: nessun pericolo di infiltrazioni mafiose in Sardegna

“Il tessuto sociale della Sardegna non favorisce la radicazione e diffusione delle mafie. Il carattere individualistico dei sardi li rende in qualche modo resistenti al sistema di assoggettamento tipico dell’organizzazione criminale mafiosa. Non è sufficiente che ci siano detenuti per reati di mafia per creare il serio pericolo di infiltrazioni mafiose”.

Lo ha detto il procuratore generale, Roberto Saieva rispondendo ad una domanda della presidente di Socialismo Diritti Riforme, Maria Grazia Caligaris, durante un corso di aggiornamento su “Gestione detenuti 41bis e Alta Sicurezza”, destinato agli Agenti della Polizia Penitenziaria della Sardegna tenutosi nella Sala Conferenze del carcere di Uta nella Giornata dedicata alle vittime delle mafie.

L’iniziativa, promossa dal vice provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria Pierluigi Farci, è stata coordinata dal direttore dell’Istituto Gianfranco Pala che ha svolto la relazione introduttiva evidenziando le novità intervenute in Sardegna in seguito alla presenza dei detenuti in regime di Alta Sicurezza in tre Istituti Penitenziari e di quelli sottoposti al 41 bis nel carcere di Sassari-Bancali.

“Le mafie – ha precisato il pg Saieva – si alimentano se riescono a penetrare nel tessuto sociale diffondendo la cultura parassitaria e sostenendosi con l’istituzionalizzazione dell’attività estorsiva con l’intimidazione e l’omertà. Pensare che possa esserci un automatismo tra detenuti in carcere e mafia è una preoccupazione infondata. È vero invece che occorre guardare, e lo si sta facendo da tempo, a quanto avviene con reinvestimenti di cospicui fondi, in realtà come quelle del turismo in diverse zone della Sardegna. Si tratta di aree particolarmente esposte anche a interessi economici di investitori dell’est europeo”.

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