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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/03/2016  -  stampato il 09/12/2016


Andrea Orlando: per la lotta al terrorismo uniformare anche i sistemi penali e penitenziari europei

Mi associo al cordoglio per le vittime e alla condanna degli atroci attacchi terroristici. Alla vicinanza ai Belgi. Ci attaccano perché siamo liberi, ha detto il vice presidente Timmermans. Ha ragione, per questo su di noi grava l'onere di difendere e rafforzare quest'area di libertà che si chiama Unione europea.

Ci colpiscono come se fossimo una cosa unica, ma purtroppo rispondiamo come se fossimo cose diverse. Ciascuno con le proprie leggi, con la propria polizia, con i propri apparati di sicurezza, con la propria magistratura, con il proprio modello di carcere. E quello che è più grave è che spesso queste entità, queste distinte entità non dialogano tra loro, non si scambiano informazioni. Non basta dire che non cederemo.

Dobbiamo organizzarci per vincere. In questa parte del mondo si sono sviluppate, anche per la dolorosa esperienza dei terrorismi che ci hanno colpito nei decenni scorsi, tecniche investigative e di prevenzione, strutture e forze. Unirle non significa rinunciare a qualcosa, ma consentire a tutti di arrivare laddove arrivano i singoli Stati membri. E non basta accumulare dati a informazioni, se queste informazioni e questi dati non sono esaminati alla luce di una intelligenza comune.

All'indomani di Parigi abbiamo iniziato a lavorare alla direttiva europea contro il terrorismo. Le nostre incertezze, le nostre diffidenze hanno ridotto al minimo la portata di armonizzazione. La stessa diffidenza ha portato al lento svuotamento dei poteri e dei mezzi dell'Eppo.

Perché le norme siano efficaci devono essere comuni. Perché le strutture siano efficienti devono essere comuni. È tempo di lavorare a una Procura europea antiterrorismo e all'effettiva armonizzazione delle norme penali. Norme che siano in grado di colpire tutti i tipi di viaggi, tutte le forme di finanziamento, il traffico di armi e l'utilizzo della rete come strumento di odio e di proselitismo. Dobbiamo difendere i nostri confini, ma gli attacchi di Bruxelles e di Parigi sono stati concepiti in Europa, da cittadini europei.

Anziché ipotizzare nuove barriere dobbiamo abbattere quelle che impediscono lo scambio di informazioni e la cooperazione fra le giurisdizioni. Eurojust va rafforzato per questo. E insieme dobbiamo affrontare questo fenomeno relativamente nuovo e terribile che si chiama radicalizzazione. Con gli altri colleghi ministri della Giustizia abbiamo iniziato a discutere su come affrontarlo nelle carceri. Ma questo lavoro deve concretizzarsi nell'individuazione di un modello comune.

La formazione comune dei magistrati inquirenti può essere uno strumento in più da dispiegare. La diffidenza è un lusso che non possiamo più permetterci. Ne va della nostra sicurezza e anche della nostra credibilità.