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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/04/2016  -  stampato il 07/12/2016


All’Eur la succursale di Rebibbia: protestano i residenti per i detenuti ospitati in villa

«Il Comune vuol fare una succursale di Rebibbia nelle ville dell'Eur». La sintesi dell'anonimo residente di via Kenia è brutale, figlia della rabbia, non priva di efficacia. Si appiccica perfettamente all'ultima novità partorita dal Campidoglio in materia di gestione del patrimonio immobiliare e di politiche sociali e per i detenuti, dopo i fasti di Affittopoli e di Mafia Capitale: destinare due grandi e lussuosissime ville circondate da vasto parco, nel cuore elegante del quartiere a sud di Roma, all'accoglienza di madri detenute con figli e di minori sottoposti a provvedimenti della magistratura in ambito civile e penale.

Un «progetto sperimentale», il primo in Italia del genere, che però ha suscitato la reazione rabbiosa dei cittadini dell'Eur rimasti completamente all'oscuro dell'iniziativa fino a quando, il 13 gennaio scorso, davanti a una delle due ville ai numeri 70 e 72 di via Kenia si sono presentati dei detenuti accompagnati da agenti di Polizia Penitenziaria. «Sono scesi dal cellulare, gli hanno tolto le manette e sono entrati nel giardino iniziando a fare dei lavori», racconta Antonello Properzi che abita nell'immobile confinante. «Nessuno fino ad allora ci aveva informato di nulla».

E' così che lui, e tutti gli altri residenti di via Kenia e dintorni, hanno appreso di quanto senza alcuna consultazione era stato avviato sin dal maggio del 2015. Fu allora che la giunta Marino, con la deliberazione numero 145, manifestò il suo interesse a rilevare in comodato d'uso gratuito le due ville per destinarle a fini sociali, come proposto dal tribunale di Roma che le aveva prima sequestrate e poi confiscate.

Sulla scia di quel provvedimento arrivò poi, il 27 ottobre 2015, la firma di un Protocollo d’Intesa tra Ministero della Giustizia, Comune di Roma e Fondazione Poste Insieme, per "l’attivazione di un progetto sperimentale di convivenza protetta con figli, agli arresti domiciliari o in detenzione domiciliare" presso l’immobile di via Kenia 72. Progetto che, secondo quanto disposto in seguito dal Dipartimento Patrimonio del Campidoglio con la DD 416 del 2015, doveva prevedere l'uso di entrambe le ville per sistemarvi non solo le madri detenute, ma anche i minori provenienti dal circuito penale. L'iter, con le Determinazioni Dirigenziali del 4 e dell'11 febbraio 2016, era ormai arrivato alla sua fase conclusiva con la pubblicazione dell'invito ai soggetti interessati “per l’assegnazione in comodato d’uso dei locali presso l’immobile di via Algeria 11, angolo via Kenia 70». I residenti però, guidati dai comitati «Eurinsieme» "Ripartiamo dall'Eur" e, una volta scoperto quanto stava accadendo sono saliti sulle barricate. Presentando un esposto in prefettura, e preparando un ricorso al Tar che sarà depositato a breve.

Una delle due ville, infatti, rientra nella categoria A10 e dunque può essere al massimo destinata ad uso di ufficio. E' soprattutto l'iter seguito dal progetto, però, a sollevare critiche e interrogativi. Nessuno degli adempimenti previsti dal piano di zona, lamentano i residenti dell'Eur, è stato minimamente rispettato: dalla predisposizione di un adeguato piano di zona al coinvolgimento del IX Municipio. Dubbi condensati in un'interpellanza parlamentare presentata alla Camera da Forza Italia, che con il capogruppo Brunetta ha puntato il dito anche contro la scarsa trasparenza dell'intera procedura seguita. Critiche a cui, forse in omaggio al nome esotico della via interessata, il governo ha curiosamente inviato a rispondere non il sottosegretario alla Giustizia o agli Interni, ma quello agli Esteri.

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