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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/10/2010  -  stampato il 19/09/2017


Urla in carcere contro Misseri i detenuti: "Datelo a noi"

Da ieri, da quando è entrato in carcere, non mangia e a malapena beve un pò d'acqua. E' stato violentemente insultato dagli altri detenuti: "Datelo a noi", hanno urlato tra l'altro. Michele Misseri, reo-confesso dell'omicidio della nipote, Sara Scazzi, a tratti piange e ripete che vuole farla finita: sembra distrutto dal peso dell'orrore compiuto il 26 agosto scorso, quando ha stretto quella corda intorno al collo della 15/enne che rifiutava le sue avances sessuali e poi, prima di buttarla nel pozzo, ha abusato del corpo senza vita della ragazzina. Ma sono così orride le azioni che Misseri ha confessato che persino il più acceso fautore della castrazione chimica, il ministro Roberto Calderoli, giunge a ritenere che sia troppo poco, "troppo leggera per il responsabile" di atti di questa gravità.Il contadino di Avetrana, quello che tutti ora chiamano "l'orco", è controllato a vista, 24 ore su 24, nel carcere di Taranto. E' rinchiuso in una piccola stanza del reparto infermeria, che funge da "isolamento sanitario e giudiziario".In quel reparto si trovano pochi detenuti e la sua stanza è distante da tutte le altre. Quando è entrato nel penitenziario i detenuti hanno cominciato a battere oggetti, gridandogli contro frasi come "bastardo", "a morte", "ammazzatelo", "datelo a noi". Forse perchè si temono gesti di autolesionismo ma anche possibili aggressioni e violenze da parte di altri reclusi, Misseri potrebbe essere spostato nelle prossime ore in un altro carcere, fuori regione. Nel frattempo è stata disposta una vigilanza 'a vista' con due-tre agenti per ogni turno che devono controllare ogni suo movimento. Michele Misseri non vuole mangiare. Non ha toccato cibo. Ogni tanto beve un sorso d'acqua. A tratti piange e ripete: "Mi ammazzo, la faccio finita".Il contadino di Avetrana indossa gli abiti di quando è entrato nel penitenziario, con sè ha portato un cambio. Quando è arrivato nel carcere ha trovato ad attenderlo il direttore della casa circondariale, Luciano Mellone. E' stato quindi sottoposto a tutte le formalità di rito, secondo l'ordinamento penitenziario, ed è stato perquisito; quindi è stato portato nel reparto infermeria del carcere dove è stato visitato dal medico di guardia e da uno psicologo.

Fonte: http://bari.repubblica.it