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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/04/2016  -  stampato il 05/12/2016


I mafiosi della sacra corona unita vogliono cambiare carcere, danno le spalle al Vescovo di Taranto e tornano in cella

I detenuti della sezione di Alta sicurezza in attesa di processo hanno chiesto ai poliziotti penitenziari di ritornare in cella poco prima della messa di Pasqua: da tempo vogliono essere trasferiti nel penitenziario di Lecce. L’arcivescovo di Taranto e la direttrice del carcere entrano in chiesa, loro si alzano dal banco, si voltano di spalle all’altare e chiedono alle guardie carcerarie di essere riaccompagnati in cella. A mettere in scena la singolare protesta, la prima di una serie di rimostranze che si sono poi verificate nei giorni successivi, sono stati alcuni detenuti nella sezione alta sicurezza del carcere di Taranto, riconducibili allo zoccolo duro della Sacra corona unita.

L’episodio si è verificato il giorno di Pasqua, nella cappella del carcere. All’iniziativa dei boss della Scu si sono associati altri detenuti che hanno chiesto di rientrare in cella. Loro, i condannati per associazione mafiosa, hanno giustificato il gesto, dicendo che si erano stancati di aspettare monsignor Santoro e la direttrice Stefania Baldassarri, ma i vertici dell’amministrazione penitenziaria ritengono si sia trattato di una scusa.

Si tratta, in sostanza, di un tentativo da parte di detenuti "parcheggiati" nel carcere di Taranto per lo svolgimento del processo a loro carico, in corso a Lecce, che vorrebbero essere trasferiti nel penitenziario del capoluogo salentino. Richiesta inaccettabile per pregressi problemi registrati nel carcere leccese.

Subito dopo sono scattate quindi le sanzioni disciplinari da parte della direzione del carcere, come il trasferimento di alcuni in isolamento e, per altri, il divieto per alcuni giorni di usufruire dell’ora d’aria. Ma il meccanismo così innescato non si è fermato, dando luogo ad altre reazioni da parte dei detenuti: giovedì scorso, tutti i detenuti della sezione "c", quella che ospita appunto gli affiliati alla Sacra corona unita, si sono rifiutati di rientrare in cella dall’ora d’aria, rendendo palese la protesta con il battere delle stoviglie contro le sbarre.

Dimostrazione alla quale si sono poi uniti anche gli altri "ospiti" del penitenziario. L’allarme, scattato subito, è durato due ore, ma la situazione è rientrata solo dopo l’intervento del direttore che ha spiegato loro la necessità di rispettare le regole, anche dentro il carcere, in ossequio a quella che è una forma di rispetto. "A Taranto - evidenzia Federico Pilagatti, segretario regionale del Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria - c’è una grossa carenza personale, e molto pericolosa perché nelle ore serali in particolare, un solo agente vigila su tre sezioni detentive. Si calcoli che per ogni sezione ci sono tra i 60 e i 70 detenuti. In tutto il carcere, invece dei 300 posti disponibili ne vengono occupati 510. Ne ho parlato anche con il sindaco e il prefetto di Taranto. Quel carcere è uno dei più sovraffollati d’Italia, e quindi particolarmente a rischio evasione".

La Repubblica