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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/04/2016  -  stampato il 08/12/2016


Proteste contro il 41-bis: manifestanti autorizzati a protestare davanti il carcere di Cuneo

Slogan davanti al Cerialdo di Cuneo. Dal carcere grida di approvazione dei detenuti. L'appello era stato lanciato in rete e negli scorsi giorni erano stati affissi, abusivamente, alcuni manifesti sotto i portici del centro del capoluogo. La stessa affissione precisava che gruppi diversi si sarebbero trovati, in contemporanea, anche sotto le carceri di Tolmezzo, Milano Opera, Parma, Sassari, Ascoli e Terni. Oggi pomeriggio (sabato 16 aprile) una sessantina di persone si sono radunate davanti al carcere Cerialdo di Cuneo, per manifestare contro il regime di carcere duro, il "41 bis".

La mobilitazione era autorizzata. L'appuntamento era per le 15, nello spiazzo accanto alla provinciale che porta a Confreria. Lì è stato appeso al guard-rail uno striscione che recitava: "Mille modi, un solo orizzonte: libertà".

Molti manifestanti erano giovani, ma fra loro anche c'erano anche degli adulti e una mamma con un bambino piccolo. Alcuni cittadini cuneesi, ma la maggior parte proveniva probabilmente da Torino. Nessuno ha voluto rilasciare dichiarazioni, neppure per spiegare il motivo della protesta.

Il gruppo si identifica nella campagna "Pagine contro la tortura", che, come si legge sui siti web, si prefigge di "rimuovere il divieto di ricevere dall'esterno libri e stampe d'ogni genere nelle sezioni 41bis". Contro il regime duro, e in generale contro l'idea stessa della prigione, i sessanta hanno gridato slogan di fronte alle due sezioni del "Cerialdo" visibili dalla strada, ricevendo, da dietro le sbarre, rumori e grida di approvazione dei reclusi.

Poi c'è stata musica: i manifestanti avevano un furgone attrezzato con casse e un generatore. Alcuni si sono anche avvicinati alla recinzione esterna, picchiando sulle sbarre con le pietre e cercando di parlare con i detenuti. Significativo il servizio d'ordine previsto da poliziotti e carabinieri, che si sono comunque tenuti a distanza, perché non si sono verificati problemi.

La Stampa