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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/04/2016  -  stampato il 05/12/2016


Cassazione: anche il detenuto al 41-bis ha diritto di pregare sulla tomba del fratello

Anche un detenuto ristretto al carcere duro del 41 bis, condannato all'ergastolo per omicidi e altri reati aggravati dal metodo mafioso, ha diritto a ottenere il permesso speciale di andare a pregare o a sostare in raccoglimento sulla tomba di un familiare stretto appena morto. Lo rimarca la Cassazione con la sentenza 15.953, accogliendo il ricorso del 46enne Claudio Vitale, condannato al carcere a vita ed esponente della Sacra corona unita, la mafia salentina, al quale il magistrato di sorveglianza di Cuneo, dopo un iniziale via libera a partecipare a Surbo (Lecce) al funerale del fratello morto per un malessere improvviso, aveva revocato il permesso su sollecitazione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) del ministero della Giustizia.

Il Dap aveva evidenziato "il grave rischio per l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica poiché la presenza del condannato in una pubblica cerimonia avrebbe suscitato turbamento propria nell'area geografica in cui l'organizzazione criminale è più forte". Al detenuto non era stato concesso nemmeno di andare sulla tomba del fratello, a esequie avvenute, e sotto scorta.

Questa decisione non è stata condivisa dalla Suprema corte che ha fissato il principio di diritto per cui: "Rientra nella nozione di evento familiare di particolare gravità eccezionalmente idoneo, ai sensi dell'articolo 30 secondo
comma della legge 254 del 26 luglio 1975, a consentire la concessione del permesso di necessità, la morte di un fratello in conseguenza della quale il detenuto richieda la possibilità di unirsi al dolore familiare, in questo risolvendosi la sua espressa volontà di pregare sulla sua tomba, giacchè fatto idoneo a umanizzare la pena in espiazione e a contribuire alla sua funzione rieducativa". Ora il magistrato di sorveglianza deve rivedere il suo 'no'.

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