www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/04/2016  -  stampato il 04/12/2016


Carceri private in affitto allo Stato: Reddy’s Group lancia la proposta anche in Italia

Reddy’s Group ha presentato una proposta per un nuovo modello di carcere, che consentirebbe ai detenuti di imparare un mestiere in carcere. La proposta è finalizzata a ridurre il sovraffollamento carcerario, ridurre la recidiva e riutilizzare complessi industriali attualmente dismessi. Il progetto immagina di non consumare nuovo suolo ora inedificato e di non pesare ulteriormente sullo Stato italiano.

Nel dettaglio, la soluzione prevede il recupero di immobili industriali dismessi con superfici già costruite per almeno 20.000 mq l’uno. Gli edifici già esistenti devono essere ex uffici (da trasformare in luoghi attrezzati per ospitare i detenuti e il personale di custodia e di assistenza ai detenuti) e capannoni per l’addestramento, la formazione, la produzione, lo stoccaggio di materie prime, semilavorati, prodotti finiti. In tal modo non si consuma nuovo suolo sino a oggi inedificato.

La società prevede inoltre il recupero di edifici anche da un punto di vista energetico, la riduzione della recidiva e il reinserimento degli ex detenuti nel contesto sociale al termine della pena. Infine Reddy’s Group prevede la possibilità per il Ministero della Giustizia di non dover sostenere alcuna spesa per la realizzazione di questi Nuovi Complessi Carcerari. Il Ministero per 30 anni paghererbbe solamente un canone di locazione del complesso immobiliare riproposto come carcere (canone annuo base pari a 5.000 euro per ogni posto letto realizzato ovvero pari a circa un decimo del costo annuo di un detenuto). Al termine dei 30 anni di locazione questo “Nuovo complesso Carcerario” potrà essere acquisito dallo Stato a costo pari a zero. Il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria (DAP) del Ministero della Giustizia gestirebbe anche questi nuovi complessi e avrà la supervisione dei lavori di recupero (in particolare per la “sicurezza”).

Secondo il progetto, un soggetto investitore - dopo aver ristrutturato gli immobili - ogni anno incasserebbe il canone di locazione dal Ministero, pagherebbe le imposte locali, il servizio del debito (quota capitale e quota interessi) alla banca che lo finanzierà per completare l’operazione e distribuirebbe un provento/dividendo ai singoli investitori.

Il costo in capo all’investitore per acquistare i vari siti industriali dismessi e già bonificati dai venditori, per eseguire l’adeguamento dei siti al nuovo modello di carcere (al netto di tutte le “specifiche costruttive imposte dal DAP” per ragioni di sicurezza), per progettare e per svolgere il compito di Project manager di ogni cantiere sarebbe pari a circa 50.000 euro per ogni posto letto da realizzare.

Il primo esempio pratico di questo nuovo modello di carcere è stato individuato in provincia di Novara nei pressi dell’aeroporto di Malpensa. Qui sono previsti 800 detenuti, che saranno ospitati in circa 10.000 mq di edifici da ristrutturare (ex uffici e laboratori) e che impareranno a lavorare in circa 12.000 mq di capannoni già esistenti. Dopo la firma dell’accordo tra l’investitore e il Ministero della Giustizia inizierà la progettazione (in collaborazione con gli esperti e con i consulenti del Ministero). Ottenuti i permessi per avviare il cantiere i lavori potranno essere completati in 24 mesi.

Questo esempio, secondo Reddy’s Group, è replicabile in tutta Italia (e all’estero). Nei prossimi anni potranno essere così realizzati anche oltre 15.000 nuovi posti letto in nuove carceri, che consentiranno di ridurre il fenomeno del sovraffollamento delle carceri e di abbattere la recidiva a meno del 10%.

Ogni anno lo Stato italiano spende oltre 2,5 miliardi di euro per le carceri. La proposta di Reddy’s Group, se diverrà realtà, consentirà a regime (secondo le stime della società) un risparmio annuo di 1 miliardo di euro.

monitorimmobiliare.it