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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/10/2010  -  stampato il 06/12/2016


Cosenza, brillante operazione della Polizia Penitenziaria che ritrova telefonini nascosti nel penitenziario

Le luci s'accendono improvvisamente nel reparto di sicurezza della casa circondariale "Cosmai" di Cosenza e illuminano i corridoi nella notte. I detective della polizia penitenziaria, guidati dal commissario Vincenzo Paccione, cominciano a perquisire tutte le stanze. Gli agenti guardano negli angoli più remoti, cercano qualcosa d'interessante. Una speranza che diventa certezza dopo aver frugato pazientemente dappertutto. Ben nascosti in quei locali, infatti, gli agenti scovano due telefoni cellulari, completi di scheda sim, probabilmente destinati a qualcuno degli ospiti della struttura carceraria di via Popilia. Un blitz scattato al termine d'una elaborata attività d'intelligence che ha permesso agli 007 penitenziari di scovare i due apparecchi. Il resto dell'operazione è coperta dal riserbo istruttorio e fa intuire possibili sviluppi anche in tempi brevi. L'inchiesta della polizia penitenziaria punta a scoprire il sistema utilizzato per introdurre furtivamente i due telefonini. E, soprattutto, a verificare eventuali ed ipotetiche complicità interne.

I cellulari sono stati, naturalmente, sottoposti a sequestro e verranno analizzati dagli esperti delle investigazioni scientifiche delle "divise azzurre". una dettagliata informativa è stata inviata al capo dei pm Dario Granieri che, dopo averne analizzato i contenuti, l'ha girata al sostituto Salvatore Di Maio per gli approfondimenti tecnici. Attraverso la lettura dei tabulati e lo studio delle celle si cercherà d'individuare il luogo esatto degli eventuali contatti esterni e da loro risalire agli utilizzatori dei telefonini e accertare possibili complicità. Si tratta d'un lavoro d'intelligence assai complicato ma, evidentemente, indispensabile per fare piena luce sulla vicenda.I detective della polizia penitenziaria non sono nuovi a operazioni di questo tipo. Già qualche mese scoprirono che, attraverso alcuni dipendenti d'una ditta esterna, i detenuti avrebbero pasteggiato con aragoste, gamberi e champagne e nutrivano il loro corpo con creme di bellezza. Le investigazioni degli agenti puntarono verso quei tre impiegati che avrebbero avuto il ruolo d'approvvigionare i reclusi. Anche in quel caso, la Procura avviò una inchiesta e il fascicolo venne affidato al pm Antonio Cestone che indagò per frode nelle pubbliche forniture.Lo stesso magistrato s'era occupato, lo scorso anno, di un'altra indagine su alcune lettere all'hascisc inviate a uno dei detenuti ospiti della casa circondariale "Cosmai". Era stato, ancora una volta l'intuito dei detective penitenziari a smascherare il tentativo, risultato vano, d'introdurre droga all'interno dell'istituto di pena di via Popilia. Grazie all'esperienza del personale in servizio nella casa circondariale, la "roba" venne intercettata e sequestrata. I poliziotti avevano scoperto che al posto della normale corrispondenza nei plichi c'era hascisc per un quantitativo complessivo di poco superiore a mezzo etto. A distanza di qualche mese, però, Dopo aver constatato l'insussistenza di elementi tali da poter esercitare l'azione penale nei confronti di eventuali responsabili, il pm Cestone ha mandò in archivio il fascicolo aperto contro ignoti.
 
Giovanni Pastore
Fonte: gazzettadelsud.it