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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/05/2016  -  stampato il 07/12/2016


Circolare urgentissima del DAP ai direttori delle carceri: favorite le scarcerazioni

La circolare "urgentissima" del Dap per il sovraffollamento. Il rischio "deportazioni" e le misure alternative. Il sovraffollamento delle carceri c'è e lo certifica il Dap in una circolare "urgentissima" contenente "disposizioni per contenere e migliorare il trend delle presenze negli istituti.

Nonostante le rassicurazioni del ministro Andrea Orlando, che ha dichiarato cessata l'emergenza sovraffollamento nelle carceri, al ministero della Giustizia sono preoccupati per l'andamento crescente delle presenze dei detenuti nei 193 istituti italiani: 1.300 reclusi in più negli ultimi tre mesi. Sono così impensieriti che il capo del Dap, Santi Consolo, ha recentemente diramato una circolare "urgentissima" contenente "disposizioni per contenere e migliorare il trend delle presenze negli istituti" rivolta ai Provveditorati regionali, agli Uffici per l'Esecuzione penale esterna e a tutti i direttori. Circolare che ho sotto gli occhi grazie alla disponibilità di Riccardo Arena di Radio Carcere.

Gli obiettivi indicati da Santi Consolo nella circolare sono tre: il primo, che si propone il "bilanciamento delle presenze negli istituti penitenziari", conferma le reiterate denunce del Partito Radicale secondo le quali, a fronte di istituti semi-vuoti o comunque ben al di sotto della capienza regolamentare ce ne sono altri che scoppiano con grave-gravissimo disagio sia dei detenuti che del personale. A tutti i Provveditorati regionali si indica di raggiungere la media nazionale di sovraffollamento del 117%; non quindi del 105% come aveva proclamato il ministro Orlando in Europa omettendo il fatto che quasi 4.000 celle sono inutilizzabili?

Come si intende perseguire questo "bilanciamento"? Con i trasferimenti? necessariamente di massa dei detenuti. E qui, sebbene il capo del Dap inviti provveditori e direttori a tener conto del principio di territorializzazione della pena, arrivano le nostre preoccupazioni perché essendo la Sardegna la regione con più posti inutilizzati è difficile che non si ripetano quelle vere e proprie "deportazioni" che hanno caratterizzato l'iniziativa dell'amministrazione penitenziaria negli ultimi 5 anni. Allontanamenti che per i detenuti significano distacco dai propri affetti e interruzione improvvisa di attività trattamentali di lavoro e di studio, devastanti dal punto di vista psicologico anche per i familiari che non possono permettersi lunghi viaggi e soggiorni per i colloqui settimanali.

Proprio in questi giorni, l'ergastolano Vincenzo Dell'Anna, si è visto riconoscere un risarcimento da parte della Corte Edu per aver dovuto subire un trasferimento in Sardegna a causa del quale era stato troncato il suo percorso di studio (è comunque poi riuscito a laurearsi in Giurisprudenza con 110 e lode) e affettivo, essendo la sua famiglia originaria della Puglia. Lo Stato italiano, ancora una volta, ha dovuto pagare per una violazione di diritti umani.

Il secondo obiettivo della circolare è molto interessante perché chiede ai direttori di farsi parte attiva per agevolare i detenuti nella fruizione di misure alternative: una platea di 25.000 persone condannate definitivamente alle quali è rimasto un residuo pena non superiore ai 5 anni. Parliamoci chiaro, Santi Consolo non si inventa niente di nuovo, visto che l'art. 76 del regolamento penitenziario, che va sotto il titolo di "ricompense", prevede proprio che i direttori possano premiare quei detenuti che si siano particolarmente distinti con una serie di provvidenze che vanno dall'encomio alla ricompensa, dalla proposta di concessione dei benefici alla proposta di grazia, dalla proposta di liberazione condizionale a quella di revoca anticipata della misura di sicurezza.

Positivo è il fatto che il capo del Dap richiami alle loro prerogative e responsabilità in primo luogo i direttori e, con loro, tutto il personale penitenziario. Ma, forse, (ed ecco il dubbio che mi permetto di manifestare) se fino ad oggi i direttori si sono poco prodigati nel favorire il percorso trattamentale individualizzato per ciascun detenuto, non dipenderà dal fatto che devono occuparsi di troppi reclusi e spesso di più istituti? Perché non si fa più un concorso per direttori dal 1997? Come si può agevolare l'adozione di misure alternative se mancano all'organico centinaia di educatori e di assistenti sociali e se persino i magistrati di sorveglianza scarseggiano?

Il terzo obiettivo (pure significativo) riguarda il recupero dei posti inagibili, annosa questione posta dai radicali, considerato che nelle statistiche ufficiali diffuse dal ministero della Giustizia anche le celle chiuse entrano a far parte della capienza regolamentare. Si tratta di ben 3.988 posti per ristrutturare i quali il Dap sembra abbia deciso di attingere alla Cassa delle Ammende, cassa che - è bene ricordarlo - originariamente era stata concepita per aiutare i detenuti e le loro famiglie a reinserirsi socialmente e che è finita (per una contestata modifica di legge) a coprire altre finalità come la costruzione di nuovi edifici e padiglioni penitenziari.

In conclusione, come mi sono permessa di dire al ministro Orlando, nella giornata conclusiva degli Stati Generali dell'esecuzione penale, il rischio è che tutto rimanga sulla carta in cui sono scritte le proposte dei 18 tavoli, le meritorie circolari del Dap, le leggi, la Costituzione, le Convenzioni internazionali. Pannella lo ripete spesso: il problema, in Italia, è che le leggi non vigono.

Il Dubbio - 30 aprile  2016