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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/05/2016  -  stampato il 05/12/2016


Dorina Matei torna in semilibertÓ, ma stavolta con il divieto esplicito di usare Facebook

Doina Matei torna alla semilibertà con nuove regole: social network banditi e un rapporto più stretto con gli operatori della cooperativa per cui presterà servizio. A disporre la riammissione al programma alternativo alla detenzione è stato il tribunale di sorveglianza di Venezia, lo stesso che ne aveva decretato la sospensione dopo la bufera social.

Lo stop era arrivato l'11 aprile a causa delle foto pubblicate su Facebook dalla romena condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale: il 26 aprile 2007, lungo la banchina della metro A a Termini aveva colpito con la punta di un ombrello Vanessa Russo, perforandole l'occhio sinistro. La ragazza morì poche ore dopo in ospedale per la disperazione dei genitori.

 "Non sapevo di non poter usare Facebook - ha spiegato Doina nel corso dell'ultima udienza - era l'unico modo per rimanere i contatti con i miei figli. Ho capito di aver sbagliato e di aver ferito i familiari di Vanessa Russo". Tra le amicizie social della giovane  c'era anche una ex detenuta della casa di reclusione femminile di Giudecca. Non potrà più scriverle: Doina Matei non potrà più connettersi a internet con il suo cellulare come fatto in passato (237 le pagine di tabulati acquisiti dalla polizia postale di Venezia).

La condotta della donna, che i giudici definiscono "leggera, ai confini della sconsideratezza", non le impedirà di riprendere il programma di semilibertà. Sul lavoro, continuano le toghe del tribunale di sorveglianza di Venezia, la ragazza è stata sempre puntuale. E i permessi sono stati utilizzati solo per rinsaldare i rapporti con la famiglia. I magistrati, allora, hanno deciso di non interrompere quello che nelle dieci pagine di sentenza definiscono un "work in progress". "La proposta di revoca della semilibertà deve essere disattesa"
 e presto sarà stabilito un nuovo programma per Doina Matei.

"Questa decisione ribadisce un importante principio costituzionale - spiega l'avvocato Nino Marazzita, legale della romena - perché il recupero del condannato è e deve continuare a essere uno dei fondamenti della nostra civiltà giuridica. Nel contempo è stata sconfitta la parte più rozza d'Italia, quella che vorrebbe proiettare il paese nel Medioevo".

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