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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/05/2016  -  stampato il 04/12/2016


Sottosegretario Ferri visita a sorpresa il carcere di Trento dopo le voci dei maltrattamenti dei Poliziotti

Spini, visita a sorpresa del Sottosegretario alla Giustizia Ferri: " Accuse pesanti, le segnaleremo all'autorità giudiziaria" D direttore Pappalardo: "Nessun raid, ma trasparenza. Normali accertamenti per indicare eventuali responsabilità".
Tanto tuonò che piovve. Dopo le polemiche suscitate dalle parole del primario del pronto soccorso e responsabile dell'infermeria della Casa circondariale Claudio Ramponi e le dichiarazioni della politica (Lorenzo Dellai, sul Corriere del Trentino, è arrivato a proporre una delega per la gestione della struttura) ieri è avvenuta un'ispezione al carcere di Trento da parte del sottosegretario di Stato del Ministero della giustizia Cosimo Maria Ferri. Una visita annunciata con poco preavviso e volta ad accertare la situazione dei detenuti e del personale di Polizia Penitenziaria che sarà sottosegretario, da un'indagine interna della struttura e da una segnalazione all'autorità giudiziaria.

"Sono stato al carcere di Trento, lì ho fatto un giro, ho parlato con diverse persone, con la Polizia Penitenziaria, con gli operatori sanitari e con i detenuti - ha raccontato Cosimo Maria Ferri, intercettato proprio dopo la sua presenza a Spini di Gardolo. Ho girato e ho visto una realtà positiva della struttura, sia dal punto di vista dell'edilizia penitenziaria, sia da quello dell'area trattamentale. Negli scorsi giorni il dibattito si è concentrato sulle dichiarazioni di Ramponi che, parlando alla prima commissione del Consiglio provinciale alla fine di aprile, ha rivelato problemi relazionali tra detenuti e agenti parlando di maltrattamenti, faide tra detenuti e difficoltà nei rapporti con le persone in carcere per reati quali la pedofilia.

In carcere il Sottosegretario avrebbe sentilo dalla viva voce di un detenuto il racconto di una situazione di presunti maltrattamenti. "Ho trovato una situazione positiva, una grande efficienza dal punto di vista dell'area trattamentale e delle attività - ripete a chi gli chieda lumi. Ho parlato con gli operatori e con i detenuti ed è chiaro che sono accuse pesanti che vanno verificale, sia a tutela della Polizia Penitenziaria, sia dei detenuti. Vanno segnalate all'autorità giudiziaria e la cosa va verificata da parte nostra, dall'amministrazione interna.

Quindi chiederò una verifica del nostro dipartimento che valuti la fondatezza di queste dichiarazioni, cosi come penso sia opportuno segnalare all'autori là giudiziaria. Poi gli organi competenti interni, che dovranno fare una verifica attenta, e gli altri dovranno accertati; la verità, sia a tutela di chi è accusato, sia a tutela di chi si sente vittima. Noi dobbiamo garantire dignità sicurezza e rispetto di tutte te persone che stanno all'interno delia struttura e quindi va fatta presente agli organi competenti la situazione"
A raccontare l'ispezione interviene anche il direttore del carcere di Spini Valerio Pappalardo che ieri, con il comandante del reparto di Polizia Penitenziaria Domenico Gorla e il garante nazionale dei diritti delle persone detenute Mauro Palma è intervenuto nella seduta della prima commissione consiliare.

Il Garante era presente anche durante l'ispezione, ricorda: "C'è stata una visita a sorpresa tesa a verificare la situazione - conferma Pappalardo. Pare che un detenuto abbia detto al sottosegretario di essere stato maltrattato, ma io non ero presente. Ha risposto che faremo delle verifiche per capire. È normale. Il carcere è un luogo contro natura perché limita la libertà delle persone. Io continuo a ribadire che, vista l'assoluta modernità tecnologica dell'istituto e le pene brevi che vi si scontano, è legittimo pensare a percorsi alternativi. Ma per farlo servono progetti e l'apporto del mondo esterno. Può capitare che si possa esagerare. Perciò - pare - sono stati violati dei doveri o se siamo di fronte a una sceneggiata è giusto che venga riscontrata la responsabilità". La linea del direttore è ancora una volta quella "dell'assoluta trasparenza". "Non è stato fatto nessun raid ispettivo - precisa. È giusto che il territorio sappia quel che avviene In carcere perché le persone vanno ritornate al territorio e l'obiettivo è recuperare le persone".

 

Il direttore del carcere: sì al garante

A Spini 342 detenuti, 80 sono nordafricani. Mancano i mediatori. "Quello di Spini è un carcere unico in Italia e anche a livello europeo Una struttura bellissima, ma piuttosto fredda che impone di lavorare in solitudine: una difficoltà che si è trasmessa anche ai detenuti, saliti a 350 detenuti (su 120 stanze detentive) in un contesto di progressivo calo dell'organico di polizia, da oltre 300 unità previste alle attuali 130. A questo si è aggiunto nell'ultimo periodo l'affidamento di detenuti cosiddetti "protetti" (violentatori e persone che si sono macchiate di reati gravi)". Cosi Domenico Gorla, comandante della Polizia Penitenziaria del carcere di Trento, è intervenuto ieri durante le audizioni della prima commissione del consiglio provinciale sul disegno di legge sul garante dei detenuti. "Se il Garante sarà una figura di supporto e analisi delle problematiche per intessere nuove opportunità sono stra-favorevole", ha detto il direttore del carcere Valerio Pappalardo, "se il ruolo fosse pensato solo come rilevazione delle problematiche, sarebbe disfunzionale. A Spini mancano i mediatori culturali che aiutino a comprendere il percorso rieducativo da costruire". Pappalardo ha anche fatto il punto sui numeri: su 342 detenuti attuali, 80 sono nordafricani, poco più di 20 rumeni, meno di 40 italiani (molti della categoria dei protetti). Ascoltato ieri anche il Garante nazionale Mauro Palma, per il quale è indispensabile che il mandato del garante sia scollegato da quello della legislatura e che sia sancita l'incompatibilità con qualunque altra attività di natura pubblica.
Per Rodolfo Borga (Civica) alle carenze economiche dovrebbe supplire lo Stato: "Vorrei capire - ha aggiunto - la provenienza dei detenuti e la tipologia dei reati commessi dai detenuti perché non sarei per nulla favorevole a devolvere il denaro dei trentini a favore di violentatori e per di più non trentini".

Il Trentino

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