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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2016  -  stampato il 05/12/2016


Celle aperte in tutte le carceri, Unione camere penali: se entrano i telefonini la colpa di chi non controlla

Il "regime aperto", previsto da oltre 40 anni e solo oggi, parzialmente, applicato. Si lavori, invece, per riempirlo di contenuti, nel rispetto del principio costituzionale della rieducazione del condannato, che da 68 anni chiede giustizia.

L'Unione Camere Penali Italiane, con il proprio "Osservatorio Carcere", denuncia l'ennesimo ed ingiustificato allarmismo che mira a evitare che, finalmente, dopo oltre 40 anni, trovi applicazione quanto disposto nell'Ordinamento Penitenziario, e a interrompere il percorso indicato dagli Stati Generali dell'Esecuzione Penale.

Il ritrovamento di apparecchi cellulari all'interno di alcuni istituti di pena, è servito quale pretesto per mettere in discussione il c.d. "regime aperto", che consente ai detenuti di trascorrere parte della giornata fuori da quella che impropriamente viene indicata quale "cella", ma che la norma (art. 6 Ord. Pen.) definisce "locali destinati al pernottamento". Il predetto regime, pertanto, solo recentemente applicato, non è una concessione fatta dall'Amministrazione Penitenziaria ai detenuti, ma rappresenta esclusivamente quanto prevede la Legge.

Con riferimento, in particolare, all'episodio avvenuto a Verona - dove un detenuto avrebbe organizzato una festa di compleanno all'interno della propria stanza, fotografata e postata su un profilo Facebook, con un apparecchio cellulare - va altresì ribadito che la Legge richiede momenti di socialità e che l'esecuzione della pena non prevede il divieto di celebrare particolari ricorrenze. Ogni censura di tale episodio, pertanto, è del tutto fuori luogo, mentre va evidenziato l'assenza di controllo in quegli istituti dove sono stati ritrovati telefonini in possesso di detenuti.

Controllo che, se è fallace, va corretto e intensificato. Compito questo dell'Amministrazione Penitenziaria, che non deve limitare e/o contrastare i diritti dei detenuti, che - come evidenziato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo - non sono stati, in questi anni, rispettati. Va ricordato, infatti, che l'ingresso negli Istituti di pena di esterni (compresi gli Avvocati) è preceduto - come è giusto che sia - da severi controlli, anche con apparecchi tecnologici.

La partecipazione della società civile alla vita dei detenuti, così come i momenti di socialità tra gli stessi, sono conquiste sancite dal nostro ordinamento penitenziario ed implementate dalla relazione finale del Comitato Scientifico degli Stati Generali dell'Esecuzione Penale che ha descritto un carcere aperto alla collettività e non chiuso in sé stesso.

Tornare al "regime chiuso" sarebbe contra legem, rappresenterebbe l'ennesima sconfitta dello Stato e certamente non eviterebbe l'ingresso di oggetti vietati. L'Unione Camere Penali Italiane, nel denunciare l'inutilità e la gravità di quest'ulteriore aggressione ai diritti dei detenuti, confida, invece, che il "regime aperto" sia davvero applicato in tutti gli istituti di pena e soprattutto sia riempito di contenuti, di quelle attività previste, sin dal 1948, dalla nostra Costituzione e non sia ridotto - come oggi - al solo passeggio nei miseri corridoi di un padiglione.

camerepenali.it

Trovato il telefonino con cui è stata scattata la foto dei detenuti in festa finita su Facebook