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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/12/2016  -  stampato il 04/12/2016


Como, il restyling del carcere austriaco abbandonato dopo il trasloco al Bassone

Como, 31 maggio 2016 - Ottocentesco, in pieno centro storico: il palazzo di San Donnino collocato tra via Diaz e via Giovio, si estende su 1.700 metri quadrati di abbandono, moltiplicati per quattro piani circondati da un muro alto otto metri. Realizzato durante la dominazione austriaca, tra 1840 e 1850, all’interno di un giardino seicentesco, è uno degli edifici in cui si è scritta e raccontata una parte delle storia di Como. Nato già all’epoca come penitenziario, all’interno della Contrada di San Leonardo, luogo di accoglienza di carcerati e poveri, che ruotavano attorno alla parrocchia omonima che sorge a pochi metri, ha ospitato la casa circondariale di Como fino al 1985, quando avvenne il trasloco al Bassone.

 

È strutturato in numerosi stanzoni su più livelli, che si affacciano su un cortile interno, all’interno dei quali, tra 1940 e ’45, nel giro di pochi mesi si erano avvicendati partigiani e fascisti, i cui nomi e i messaggi lasciati sulle mura di quelle grandi celle, erano sopravvissuti per decenni. Rimasto inutilizzato da allora, nonostante la trasformazione dell’attiguo Palazzo Volpi in Pinacoteca Civica. Da parecchi anni a Como si discute del suo possibile utilizzo, così come della sua alienazione, ma nessuno ha mai mostrato vero interesse per quell’edificio pregiato, enorme e difficile.

 

La vendita fa capo all’Ice, Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, che a sua volta fa capo al Ministero dello sviluppo economico in accordo con il ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel 2009, ultima e unica quotazione nota, l’edificio era stato valutato un milione e 600mila euro. Cifra che tuttavia pare non aver suscitato alcun interesse da parte di potenziali acquirenti. Tuttavia nelle ultime settimane, il Comune di Como avrebbe preso in considerazione la possibilità di farlo entrare nel proprio patrimonio, ma esclusivamente a fronte di una cessione gratuita da parte del demanio. Un’idea del tutto embrionale e priva di qualunque progetto o finalità, che andrebbe valutata con assoluta attenzione nel suo rapporto costi/benefici, ed esclusivamente a fronte di una destinazione d’uso precisa, che giustificherebbe costi di ristrutturazione forse addirittura più elevati del valore dello stesso edificio.

 

ilgiorno