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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 01/06/2016  -  stampato il 05/12/2016


Perrone rifiuta la video conferenza: rinviato il processo per l''evasione dall''ospedale Vito Fazzi

Era il giorno del processo a carico dell'ex latitante Fabio Perrone conosciuto come 'Triglietta', ma chi si aspettava il suo ritorno "blindato" nel Salento è rimasto spiazzati da alcuni colpi di scena. Anzitutto, nessun imponente dispiegamento di forze dell'ordine per la traduzione dal penitenziario di Castrovillari all'aula bunker di Borgo San Nicola. Per motivi di sicurezza, "Triglietta" avrebbe dovuto presenziare al processo con rito abbreviato, innanzi al gup Carlo Cazzella, in videoconferenza. 

Il difensore di Perrone, l'avvocato Ladislao Massari, ha però chiesto al giudice il rinvio del processo, poiché non esisterebbero i presupposti di legge per il collegamento in videoconferenza. Il giudice ha accolto l'istanza dell'avvocato e il processo a carico dell'ex latitante è stato aggiornato all'8 luglio. In quella data, "Triglietta" dovrebbe essere realmente tradotto dal penitenziario di Castrovillari perché "vorrebbe partecipare al processo". Sempre quel giorno, dovrebbe aver luogo la discussione, con la requisitoria del pubblico ministero e l'arringa difensiva del legale di "Triglietta". Dopodiché, il gup si ritirerà in camera di consiglio per la sentenza.

Perrone risponde dei reati di evasione, rapina aggravata, lesioni personali aggravate e detenzione di arma da fuoco. Anche se il 42enne di Trepuzzi era fisicamente assente in aula, la sua "presenza" è stata resa tangibile dal reiterato silenzio; ben più pesante di qualsiasi parola, anche perché è apparso come una sorta di "eco" del clima di omertà, che si è formato attorno alla figura dell'ergastolano. Pare acclarato che Triglietta, durante la latitanza, si sia avvalso della copertura e dell'aiuto concreto di una vasta rete di fiancheggiatori (per ottenere cibo, soldi e rifugi) e addirittura dell'ausilio di un infermiere per le cure alla ferita rimediata durante la fuga. Ma anche armi, visto che Perrone fu trovato in possesso di un Kalasnikov, proveniente presumibilmente dagli ambienti criminali della Scu.

Inoltre. c'era il rischio che con il passare del tempo, l'evaso potesse diventare una sorta di mito. Trepuzzi si stava trasformando in una sorta di "genius luci" del "bandito campione". È lunga la lista di criminali, basti pensare a Salvatore Giuliano o Lucky Luciano e oltreoceano, a Billy The Kid e Ned Kelly, che in virtù delle proprie gesta sprezzanti del pericolo, hanno goduto di una sorta di deificazione nell'immaginario collettivo di intere comunità, grazie al filtro mediatico, letterario e cinematografico.

Il 42enne di Trepuzzi fuggì il 6 novembre 2015 dal "Vito Fazzi" dove si era recato grazie ad un "permesso" per sottoporsi ad una gastroscopia. Perrone, mentre si apprestava alla visita medica, avrebbe prima sfilato la pistola dalla fondina di una guardia giurata e poi sparato all'impazzata, ferendo un agente  ad un gamba. Arrivato nell'atrio del Ospedale avrebbe sottratto una macchina ad una signora, per poi allontanarsi  a tutta velocità, travolgendo nella fuga un altro poliziotto.Venne riacciuffato il 9 gennaio del nuovo anno a Trepuzzi, il paese che gli ha dato i natali, dopo ben oltre mesi di latitanza.

Ricordiamo che "Triglietta" fu condannato alla pena dell'ergastolo dal gup Simona Panzera ed in seguito. L'uomo evase dal carcere proprio mentre scontava la pena inflittagli in primo grado, con il rito abbreviato. Il 42enne è l'omicida reo-confesso del cittadino montenegrino Fatmir Makovic e l'autore del ferimento del figlio, avvenuto all’interno del bar “Gold” di Trepuzzi.

Inoltre, oggi, il giudice non è entrato nel merito dell'istanza di patteggiamento a 3 anni e 6 mesi per Stefano Renna, accusato di favoreggiamento e detenzione illegale di armi e munizioni da guerra. Il legale del 32enne di Trepuzzi gestore del Barott8, l'avvocato Luigi Rella, aveva "concordato" tale pena con il pubblico ministero Stefania  Mininni. Il gup Cazzella deciderà sempre l'8 luglio se ritenere congrua la richiesta. Renna è il proprietario dell'appartamento di via 2 giugno, dove venne arrestato Perrone all'alba del 9 gennaio 2016.

Purtroppo, non sarà dunque facile risalire alla fitta rete di fiancheggiatori che hanno aiutato Perrone durante la latitanza. Anche perché nei giorni scorsi sono stati depositati dai Ris, i risultati delle analisi di laboratori sulle tracce di Dna ritrovate sulla Toyota Yaris utilizzata da Perrone per fuggire dall'ospedale. I militari non son però riusciti ad isolare alcun profilo genetico certo, per risalire ai presunti complici.

Leccenews24