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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/06/2016  -  stampato il 04/12/2016


Giuseppe Amato, figlio di Nicoḷ, nominato procuratore capo di Bologna

I rumors che hanno accompagnato la corsa alla successione ai vertici degli uffici giudiziari bolognesi (Procura e Tribunale) erano fondati. Non c’è mai stata partita. In un colpo solo la quinta commissione ha posto le basi per una doppia nomina che non dovrebbe incontrare resistenze nel plenum previsto per fine mese. La commissione incarichi direttivi ha proposto mercoledì all’unanimità Giuseppe Amato, attuale numero uno della Procura di Trento, a procuratore capo di Bologna e Francesco Caruso, presidente del Tribunale di Reggio Emilia, alla guida degli uffici di via Farini. Una convergenza assoluta e trasversale, con le correnti d’accordo su due nomi di peso dati entrambi per favoriti alla vigilia.

L’INCROCIO DI CONSENSI - Un incrocio di consensi tra componenti togati e laici della commissione che ha spazzato via una concorrenza comunque qualificata. Hanno votato per Amato, storico esponente di Unicost, la corrente centrista della magistratura, le laiche Paola Balducci (Sel)e Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia). Perfetta convergenza anche per i togati Claudio Galoppi di Magistratura Indipendente, Massimo Forciniti di Unicost e Valerio Fracassi di Area, collega di corrente del presidente Lucio Aschettino. Lo stesso schema si è ripetuto per la proposta di Caruso, esponente di spicco di Magistratura Democratica. Ora si attendono le relazioni che accompagneranno le due proposte in vista della pronuncia definitiva del plenum che, vista l’unanimità, dovrebbe ratificare le assegnazioni dopo il parere del ministro della Giustizia.

IL NUOVO PROCURATORE - A favore di Amato hanno pesato un curriculum di tutto rispetto e i «punteggi» accumulati negli indicatori generali: le esperienze giudiziarie e quelle maturate al di fuori della giurisdizione che gli hanno consentito di sviluppare competenze organizzative, abilità direttive e conoscenze ordinamentali. Romano, 56 anni, Amato è magistrato di lungo corso, figlio del giudice Nicoló, a lungo capo dell’amministrazione penitenziaria negli anni 80. In passato Amato ha lavorato all’Antimafia a Roma e nel capoluogo trentino si è occupato di terrorismo e reati finanziari. Competenze che hanno giocato a suo favore nella corsa contro gli altri candidati, anche con maggiore anzianità, che avevano fatto domanda per Bologna. Amato è esponente di spicco di Unicost, corrente risultata decisiva per la nomina di Francesco Greco a procuratore capo di Milano, candidato però di Area, la sinistra togata. In plenum, dunque, dovrebbe poter contare sui voti di Unicost e Area. Due anni fa invece sfumò per un solo voto la sua elezione a segretario generale del Csm, circostanza che sollevò molti malumori tra le correnti della magistratura. Salvo sorprese, Amato sarà chiamato a dirigere un ufficio rimasto vacante da luglio, dopo la nomina di Roberto Alfonso alla Procura generale di Milano. Dovrà organizzare una Procura che conta 20 sostituti che tra noti e ignoti trattano oltre 2.000 nuovi fascicoli all’anno e che da tempo fa segnare uno scoperto del 30% nell’organico del personale amministrativo.

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