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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/06/2016  -  stampato il 09/12/2016


Accusarono ingiustamente di aver subito violenze in carcere dalla Polizia Penitenziaria: ora nei guai per spaccio di droga

In carcere e in tribunale sono già partiti gli interrogatori di garanzia.

Per due ore hanno parlato in carcere, davanti al gip Antonella Pini Bentivoglio, i due fratelli tunisini Maher e Hicham Rhimi (rispettivamente di 33 e 35 anni) che per gli inquirenti non sono figure di secondo piano di quest’organizzazione. Assistiti dall’avvocato Mattia Fontanesi, entrambi i nordafricani hanno ammesso alcune cessioni di droga, ma respinto con forza l’accusa d’aver costituito una vera e propria banda. La loro versione è: solo spaccio occasionale di stupefacenti ed un secco “no” all’organizzazione transnazionale prospettata dai carabinieri che in questa importante inchiesta sono coordinati dal pm Valentina Salvi.

Dopo gli interrogatori, il difensore non ha depositato istanze contro la misura restrittiva, non escludendo però di farlo più avanti. L’avvocato Fontanesi si è poi trasferito in tribunale dove sono stati sentiti altri due suoi assistiti tunisini, cioè il 45enne Ayachi Rhimi (fratello di Maher e Hicham, ma anche del 37enne Tarek che gli inquirenti ritengono ai vertici dell’organizzazione insieme alla moglie marocchina 23enne Zhor Essafi) e il 35enne Nasreddine Ferchichi. Entrambi hanno il divieto di dimora nel Reggiano. Il primo ha contestato le cessioni di “polvere bianca” che gli vengono addebitate dai carabinieri e nello specifico l’avvocato difensore ha fatto notare al gip Pini Bentivoglio che le 182 cessioni di droga ad una donna contestate a Rhimi sarebbero in realtà solo una, come la tossicodipendente ha dichiarato quando è stata sentita, in fase di indagini, dai carabinieri («Un solo acquisto da quell’uomo brizzolato con gli occhiali»). Per il legale un deciso ridimensionamento della posizione del 45enne, da qui la richiesta di revoca della misura restrittiva (sul punto il gip non ha ancora preso una decisione). Infine Ferchichi non ha voluto rispondere alle domande del giudice, verrà comunque fatto ricorso al Riesame da parte dell’avvocato Fontanesi per conto del 35enne.

I quattro fratelli Rhimi sono da sei anni ben noti alle forze dell’ordine, perché finiti in due vicende giudiziarie non indifferenti. Considerati i “padroni” dello spaccio di droga in centro a Reggio, hanno subìto dure condanne in primo grado, poi dimezzate in Appello.

Un processo ormai finito e presto per Hicham ed Ayachi si riapriranno le porte del carcere per concludere l’espiazione della pena. Sempre i quattro fratelli avevano accusato 14 agenti Polizia Penitenziaria per le botte ricevute in carcere alla Pulce fra la primavera 2012 e l’inizio del 2013: ma il caso è stato archiviato.

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