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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/06/2016  -  stampato il 09/12/2016


Danneggia la cella e poi si scaglia contro gli Agenti di Polizia Penitenziaria: detenuto albanse fuori controllo nel carcere di Trieste

«È una situazione allucinante, tanto più grave se si considera che è stata posta in essere durante gli abituali controlli di sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria e che nulla faceva presagire una tale ingiustificata violenza».

Giovanni Altomare (in foto), Segretario regionale per il Friuli Venezia Giulia del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), non nasconde la sua preoccupazione. «L’uomo, albanese di 35 anni, da pochi giorni in carcere per violenze in famiglia, ha iniziato a rompere ciò che aveva in cella e, durante l’apertura della sua cella, il detenuto ha prima offeso e aggredito l’agente di Polizia Penitenziaria che svolgeva il servizio di vigilanza all’interno del reparto detentivo e poi si è scagliato contro gli altri poliziotti immediatamente intervenuti in soccorso del ferito».

Donato Capece, segretario generale del Sappe, sollecita il Ministro a intervenire: «Quella di Gorizia è l’ennesima grave e intollerabile aggressione da parte di un detenuto ai danni di un poliziotto penitenziario in un carcere italiano. La situazione nelle nostre carceri resta allarmante, nonostante si sprechino dichiarazioni tranquillanti sul superamento dell’emergenza penitenziaria: la realtà è che i nostri poliziotti continuano ad essere aggrediti senza alcun motivo o ragione. Cosa si aspetta di dotarli di bombolette di gas urticante, in uso anche alle altre forze di polizia, per fronteggiare le continue aggressioni? Eventi come quelli dell’altro pomeriggio a Gorizia sono purtroppo sempre più all’ordine del giorno e a rimetterci è sempre e solo il personale di Polizia Penitenziaria. Il Sappe esprime solidarietà ai poliziotti feriti a Gorizia e augura loro una pronta guarigione. Ma deve essere detto, con fermezza, che queste aggressioni sono intollerabili e inaccettabili e che ad esse si deve dare una risposta decisa, in termini penali e disciplinari, sì da evitare effetti emulativi».

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