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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/06/2016  -  stampato il 10/12/2016


Intervento del Capo del Dipartimento Santi Consolo al 199esimo anniversario Polizia Penitenziaria

Desidero innanzitutto, a nome mio e dell’Amministrazione che ho il privilegio di rappresentare, esprimere profonda gratitudine al Signor Presidente della Repubblica per avere, onorandoci con la Sua autorevole presenza, partecipato alla ricorrenza del 199° anniversario della fondazione del Corpo della Polizia Penitenziaria, a testimonianza del riconoscimento e apprezzamento per la storia e per l’impegno del Corpo nel rendere più sicura e utile l’esecuzione penale.

Un cordiale saluto e un sincero ringraziamento vanno all’On.le Ministro della Giustizia che ha avuto il merito, grazie agli Stati Generali, di coinvolgere la società tutta sulle problematiche penitenziarie così agevolando il percorso di rinnovamento e l’apprezzamento per il lavoro delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria: uomini e donne il cui contributo per un maggior benessere detentivo è stato determinante nel far riscuotere all’Italia il plauso del Consiglio d’Europa.

Un grazie al Ministro degli Interni che anche pubblicamente ha manifestato apprezzamento per la Polizia Penitenziaria. Un saluto affettuoso, e un ringraziamento, ancora, alle Autorità e ai gentili ospiti per la considerazione che con la loro presenza manifestano nei confronti del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Gli indirizzi complessivi degli Stati Generali vanno interpretati come valorizzazione della specificità del Corpo, nel solco di quanto fortemente voluto dall’Onorevole Ministro cui siamo grati per aver onorato l’impegno, preannunciato lo scorso anno, nel perseguire l’equiparazione del ruolo direttivo ordinario e speciale del Corpo di Polizia Penitenziaria a quello delle altre Forze di polizia.

L’armonia e l’intesa fra i vari Corpi dello Stato contribuirà a realizzare, speriamo in tempi rapidi, il riordino complessivo, con reciproci indubbi vantaggi. Un riordino non più procrastinabile per conseguire una migliore organizzazione del lavoro attraverso i doverosi riconoscimenti alla dirigenza della Polizia Penitenziaria e ai ruoli direttivi, unitamente agli altri ruoli, funzionalmente ad essi essenziali, quali quello degli ispettori e dei sovrintendenti, nonché del ruolo degli agenti e degli assistenti, a supporto dei processi di sicurezza e di conoscenza della persona.

Nel decorso anno si è confermata la positiva, fattiva integrazione con le altre Forze di Polizia: basti pensare all’assegnazione di personale di Polizia Penitenziaria alla Direzione Investigativa Antimafia e alla Direzione Centrale della Polizia Criminale presso il Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia; al capillare monitoraggio nei quasi duecento istituti penitenziari per prevenire il rischio di radicalizzazione e al conseguente continuo e immediato flusso di informazioni al Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo e al relativo Gruppo tecnico “Terrorist Screening Center” con intelligente utilizzo dei sistemi informatici; ai risparmi ottenuti nelle traduzioni dei detenuti effettuate con mezzi aerei e unità navali messe a disposizione dalla Guardia di Finanza in forza della convenzione stipulata lo scorso anno.

Le potenzialità della nostra Amministrazione sono quanto mai ampie nello scambio di servizi con le altre Forze di Polizia e nell’offerta di prodotti relativi al benessere professionale. A tal fine, risulta fondamentale potenziare i ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria proseguendo nel percorso già positivamente sperimentato con l’istituzione della figura del biologo chiamato al funzionamento del Laboratorio della Banca dati del DNA, di imminente attivazione.

La previsione di nuove specializzazioni - si pensi al ruolo del medico, del perito agrario, del tecnico delle lavorazioni penitenziarie e del settore logistico per la sicurezza - consentirebbe al personale, oggi in possesso di una formazione e preparazione altamente qualificata, di assumere compiti sempre più incisivi e partecipativi alle iniziative che più si caratterizzano in direzione delle attività lavorative dei detenuti e della manutenzione ordinaria delle strutture e degli impianti tecnologici, offrendo, peraltro, in molte ipotesi, il giusto riconoscimento a contributi già quotidianamente realizzati.

Particolarmente significativa, in tal senso, è l’automazione e la videosorveglianza che implementano le custodie aperte, diffuse in economia grazie all’ingegno di volenterosi appartenenti alla Polizia Penitenziaria. Così come la realizzazione di una officina meccanica regionale realizzata presso l’istituto penitenziario di Milano Bollate, che nell’offrire ai detenuti valide opportunità lavorative, spendibili sul libero mercato, ha consentito il recupero della piena efficienza del parco auto regionale con contestuale significativo risparmio di spesa. Gli importanti risultati conseguiti hanno suggerito di replicare l’iniziativa presso l’Istituto di S. Angelo dei Lombardi, che contempla anche l’autocarrozzeria, e di prevedere la realizzazione di altre due auto officine e carrozzerie a Roma e a Catania, con l’auspicabile obiettivo di soddisfare anche, ove condiviso, le esigenze delle altre Forze di Polizia e degli Uffici Giudiziari.

Con i ruoli tecnici è possibile, altresì, migliorare la manutenzione ordinaria dell’ingente patrimonio edilizio a beneficio della qualità della vita detentiva; si potrà, inoltre, prevenire il degrado delle strutture che, con triste eredità, continua a comportare notevolissime spese e gravi disagi determinati dalla chiusura di interi padiglioni. Con la previsione di nuove specializzazioni è possibile potenziare le attività agrarie e la produzione di alimenti; come pure implementare le attività dei laboratori per la produzione di beni di diversa natura così affrancando l’Amministrazione dal ricorso alle forniture esterne.

Non dobbiamo, infatti, mai dimenticare che il compito della Polizia Penitenziaria non si esaurisce nella mera vigilanza ma si estende alla conoscenza della persona detenuta, esaminata nei suoi comportamenti individuali e di relazione, e all’offerta di ogni sostegno utile a prevenire il rischio di recidiva. Ed è indubbio, a tale riguardo, che l’avvio al lavoro, sostenuto e accompagnato dalla Polizia Penitenziaria - anche con l’erogazione di attività formativa professionale - rappresenta, specie se speso in attività realmente utili e produttive, lo stimolo maggiore al ritorno, con dignità, nella società libera. I tanti progetti già avviati confermano la bontà del percorso intrapreso che si deve, ulteriormente, incoraggiare.

Nell’anno intercorso dalla celebrazione del 2015, taluni particolari e talvolta gravi eventi hanno confermato le qualità e la forza di cui dispone il Corpo di Polizia Penitenziaria. Nella generalità dei casi, l’impianto operativo, congegnato secondo le direttive esistenti e alimentato dalla abnegazione e dall’insostituibile coraggio del personale, ha mostrato di padroneggiare ogni emergenza. Ne è testimonianza l’attenuazione del fenomeno dei suicidi, in diminuzione rispetto al passato grazie alla costante attenzione prestata dal personale. Non è un caso se il compiacimento espresso nei confronti di alcuni, e tributato in questa occasione, vuole rappresentare il giusto premio proprio per chi ha avuto modo di distinguersi sventando, in più occasioni, questi tragici eventi. Un compiacimento che, nello stesso tempo, costituisce emblematicamente il più generale ed ampio riconoscimento a tutto il personale per l’impegno in questa silenziosa, costante, dura e - non va dimenticato - anche rischiosa attività, oggi ancor più accentuata dai pericoli di radicalizzazione.

Sono consapevole che non tutto ciò che andrebbe fatto è sempre possibile fare, e che non tutto ciò di cui si avverte l’esigenza è sempre possibile mettere a disposizione del personale, senza il cui sacrificio il più delle volte sarebbe difficile assicurare l’ordine, la sicurezza, il trattamento all’interno degli istituti penitenziari, così come il sereno svolgimento dell’attività giudiziaria e il buon andamento delle misure alternative.

Di questo sforzo va dato merito anche ai dirigenti che sostengono gravose responsabilità nella conduzione degli istituti e al personale delle diverse aree - ed anime - dell’Amministrazione, tutte chiamate ad un impegno davvero straordinario, a fianco del Corpo. Pag. 5 a 5 Così come fondamentale è l’apporto delle rappresentanze sindacali, il confronto con le quali è risultato serrato e quanto mai ricco di contributi costruttivi sempre apprezzati.

Care Donne, cari Uomini della Polizia Penitenziaria, Voi rappresentate, il grande valore aggiunto che consente all’Istituzione - nonostante i deficit strutturali e le carenze organiche che purtroppo ancora si registrano - di adempiere alla propria missione, in piena adesione agli ideali della nostra Costituzione. Sono certo che saprete essere, ancora una volta, sicuri protagonisti di questa nuova stagione di lavoro, onorando - con il Vostro diuturno impegno - la Nostra storia e la memoria di quanti, avendo effettuato questa onerosa scelta di vita, hanno finito per dedicarvela.

Proprio ai nostri eroi, ai quali tutti sono stati e saranno intitolati gli istituti penitenziari e le Scuole, va il mio deferente commosso pensiero, e il nostro doveroso impegno di tenere viva la memoria del loro sacrificio.

Un doveroso pensiero desidero, infine, rivolgere a quanti – in questa giornata di Festa – sono impegnati negli Istituti penitenziari o sulle strade del Paese, nell’adempimento dei loro doveri di servizio. (Ancora grazie, Signor Presidente della Repubblica, ancora grazie Signor Ministro).

Viva la Polizia Penitenziaria, viva l’Italia.