www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/10/2010  -  stampato il 09/12/2016


Stroncati i traffici del clan Di Silvio, progettavano attentato contro Poliziotto Penitenziario

Stefania Belmonte È di undici ordinanze di custodia cautelare il bilancio dell'operazione di polizia «Andromeda», tutte a carico dei Di Silvio e di personaggi legati alla famiglia. I reati ipotizzati sono estorsione, detenzione illegale di armi da sparo, incendi dolosi e tentati omicidi. Secondo la polizia, il «clan» - riconosciuto come tale dalla stessa Procura della Repubblica - aveva preso di mira un agente di polizia penitenziaria che, «troppo» ligio al suo dovere, in carcere non faceva sconti nemmeno agli esponenti della nota famiglia, affiliata ai Casamonica di Roma e da sempre abituata ad essere temuta nel capoluogo pontino. Per questo motivo sarebbe stata progettata una vendetta nei confronti del poliziotto, forse vòlta addirittura alla sua uccisione. I poliziotti della Mobile, diretti dal dott. Cristiano Tatarelli, sono convinti di aver sventato un agguato già pianificato nel dettaglio e che avrebbe potuto essere messo in atto nel giro di poche ore. «Abbiamo seri elementi per pensare che ci fosse un programma criminale molto avanzato; si tratta di soggetti pericolosi sia fuori che dentro il carcere» - ha detto il procuratore aggiunto di Latina, Nunzia D'Elia. Il blitz è scattato alle 4.30 di ieri. A eseguire le ordinanze di custodia cautelare, firmate dal gip Tiziana Coccoluto, sono stati i poliziotti della questura di Latina e della sezione criminalità organizzata della Mobile di Roma, che per tutta la durata delle indagini ha collaborato attivamente. Tre ordinanze sono state notificate in carcere al 37enne Carmine e al 22enne Giuseppe Pasquale Di Silvio (arrestati insieme ad altri tre personaggi, lo scorso 12 agosto per estorsione e, l'ultimo, anche per sequestro di persona), e a Costantino, 28enne noto come «Patatone» e reo confesso dell'omicidio di Fabio Buonamano, avvenuto la sera dello scorso 26 gennaio in via Monte Lupone. Per la moglie di «Patatone», la 31enne Giulia De Rosa, è stata disposta la misura dei domiciliari per consentirle di accudire i figli minori di 3 anni. Secondo la polizia era lei a continuare l'attività di usura del marito, necessaria per il mantenimento dell'organizzazione; a lei anche il ruolo di custode e occultatrice delle armi, per il cui compito sarebbe risultato coinvolto anche Gerardo Scava, 52 anni, considerato l'appoggio logistico del clan. In manette sono finiti anche Armando e Samuele Di Silvio, padre di 44 anni e figlio di 20, quest'ultimo con il ruolo di reperire le armi, «ingaggiare» gli esecutori delle azioni delittuose e di effettuare i sopralluoghi. Ad armare questi ultimi dovevano essere, invece, Gianluca Mattiuzzo, 28enne, e sua moglie Maria Giuseppina Di Silvio, 31 anni, che dovevano nascondere le armi all'arrivo della polizia. A coordinare il tutto, nel ruolo di capi organizzatori del clan, con metodi simili a quelli della 'ndrangheta, sarebbero Armando, Costantino, Carmine e il 35enne Ferdinando Di Silvio. Il 24enne Andrea Falzarano sarebbe stato invece «l'addetto» agli attentati incendiari.

Fonte: iltempo.it