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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/06/2016  -  stampato il 09/12/2016


Burocrati del DAP stiano lontani dalla Polizia Penitenziaria: dura presa di posizione del Sappe sulla banca dati del DNA

“L’acquisizione a fini investigativi, in molte carceri italiane, di prelievi di campione biologico da parte del personale della Polizia Penitenziaria adeguatamente e specificamente formato per questa attività consolida il determinante contributo del Corpo di Polizia Penitenziaria nelle attività di contrasto della criminalità e di tutela della sicurezza del Paese. Possiamo sostenere che con le attività dei Ruoli tecnici del Corpo, interamente composti da poliziotti penitenziari, l’Italia ratifica concretamente l’adesione italiana al trattato internazionale di Prüm del 27 maggio 2005 (concluso tra Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Austria)”.

Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

Capece contesta la gestione mediatica dell’evento di Roma Regina Coeli, dove è stato prelevato il primo campione biologico a un detenuto a cura della Polizia Penitenziaria.

“Nella mattinata dell’entrata in vigore della Legge che rende operativi i prelievi di Dna sulle persone detenute, una troupe della Rivista del Sappe “Polizia Penitenziaria Società Giustizia & Sicurezza” – unica del Corpo! – si è recata presso il carcere di Regina Coeli per documentare i primi, storici, prelievi da parte del Personale di Polizia Penitenziaria. Il Dap, nel più assoluto riserbo, aveva consegnato a vari istituti penitenziari, alcuni kit per i prelievi, ma non ne aveva data comunicazione né alle rappresentanze sindacali, né aveva predisposto una conferenza stampa per illustrare ai media questa importante rivoluzione nel campo delle indagini per tutte le Forze di Polizia”, prosegue Capece. “Soltanto per puro caso, nella serata del giorno precedente siamo venuti a conoscenza che si sarebbe effettivamente proceduto con i prelievi il giorno stesso dell’entrata in vigore della Legge e sono stati presi accordi telefonici con la Direttrice di Regina Coeli per permettere alla nostra troupe (composta da colleghi della Polizia Penitenziaria) di fare ingresso in istituto. A pochi minuti dall’ingresso invece, prima la Direttrice del carcere e poi, contattata telefonicamente, la Responsabile dell’Ufficio stampa del Dap, hanno negato l’ingresso adducendo che non avevamo fatto richiesta scritta. A nulla sono valse le richieste di specificare quale fosse il mezzo attraverso cui spedire la richiesta, via fax, via email, etc. perché ci è stato risposto che tanto l’ingresso non sarebbe stato autorizzato in quanto la Responsabile era in ferie e non avrebbe potuto seguire la pratica”.

“Al di là delle considerazioni, che pure andrebbero fatte, sulla circostanza che un intero settore del Dap, per di più così importante come l’Ufficio Stampa del Dap, si blocchi in assenza del suo Responsabile e non sia in grado di svolgere le sue funzioni, sembra evidente come il Dap tenti di ostacolare in ogni modo ogni successo e occasione di visibilità del Corpo di Polizia Penitenziaria come questa storica giornata! Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: i burocrati ministeriali stiano lontani dal Corpo di Polizia Penitenziaria”, conclude il leader del Sappe.

Ansa - Agenparl.com