www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/06/2016  -  stampato il 02/12/2016


Agente penitenziario patteggia due anni sospesi con la condizionale: fece avere un telefono e registratore a detenuto nel carcere di Parma

Cercava un nuovo posto di lavoro per sé e per il cugino. Per questo, un agente di Polizia Penitenziaria ha creduto nelle promesse del figlio di un pluripregiudicato e ha fatto avere un telefono cellulare e un registratore a un esponente di spicco della "mala" genovese recluso nel carcere di via Burla. Sospeso dal servizio e accusato del reato di corruzione, il 36enne residente nel parmense ha patteggiato oggi una pena di due anni di reclusione sospesa con la condizionale.

I fatti risalgono alla fine del 2014. Nel carcere di Parma è recluso un detenuto 58enne di origini calabresi, ma da anni residente a Genova, che deve scontare ben 22 anni di reclusione per un cumulo di pene per reati commessi nell'arco di vent'anni tra cui furti, incendi, violenza privata, truffa, estorsioni, danneggiamenti, riciclaggio di denaro provento di sequestri di persona, detenzione di dinamite, bancarotta. Gaetano Leto, questo il nome del noto pregiudicato, era anche soprannominato "bombarolo" per aver collocato negli anni Novanta un ordigno nella ferrovia a dentiera di Granarolo. 

Tramite il figlio 33enne, avrebbe promesso a un assistente capo della penitenziaria un'imprecisata somma di denaro e l'intermediazione per trovare un nuovo posto di lavoro a lui e suo cugino. L'agente gli ha così consegnato di nascosto un cellulare dotato di sim, che il detenuto ha utilizzato per fare telefonate all'esterno, e un registratore audio. Si è anche recato a Genova per incontrare il figlio del pregiudicato e consegnargli il curriculum vitae del cugino. Come "pegno" della ricompensa ha avuto una banconota finta del valore di "un milione di dollari". 

In seguito al rinvenimento del cellulare nella cella è scattata un'indagine condotta  dai carabinieri del Nucleo investigativo e coordinata dalla Procura di Parma. Nel febbraio di quest'anno contro il detenuto e il figlio sono stati colpiti da un'ordinanza di arresto per il reato di corruzione , mentre l'agente è stato sospeso dal servizio per 12 mesi (era già stato sollevato dall'incarico in via cautelare). Oggi la sentenza di patteggiamento del 36enne davanti al gup Paola Artusi. La posizione degli altri due imputati è stata stralciata. (maria chiara perri).

parma.repubblica.it