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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/06/2016  -  stampato il 09/12/2016


Pił di dodicimila persone a piede libero a Napoli nonostante la condanna al carcere

Le sentenze non vengono eseguite perché manca il personale. Nel distretto giudiziario di Napoli ci sono 50 mila sentenze definitive non eseguite, 20 mila di assoluzione e 30 mila di condanna. E tra le condanne 12 mila riguardano l'esecuzione di pene detentive. Migliaia di persone - con condanne oltre i due anni - dovrebbero essere in carcere e invece non ci sono i mezzi per dare seguito alle sentenze. Il ministro Orlando ha disposto l'invio degli ispettori.

A volerla guardare in positivo si può mettere così: nei tribunali di Napoli (la sede centrale e quello di Aversa-Napoli Nord istituito tre anni fa) la tanto vituperata lentezza dei giudici produce sentenze a un ritmo più alto di quanto il sistema giustizia sia in grado di assorbire. Ma sui dati forniti dal presidente della Corte d'Appello, Giuseppe De Carolis, in una lettera al ministro Andrea Orlando e rilanciati ieri dal vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, il campanello d'allarme suona forte: "Nel distretto ci sono oggi 50 mila sentenze definitive non eseguite, di cui 20mila di assoluzione e 30mila di condanna", sottolinea Legnini. E tra le condanne, ribadisce De Carolis, "12mila riguardano esecuzione di pene detentive. Migliaia di persone che - se le condanne superano i due anni - dovrebbero essere in carcere e invece non ci sono i mezzi per dare seguito alle sentenze. Le soluzioni ci sono, ma occorre far presto".

Il ministro Orlando ha già disposto l'invio degli ispettori: "Stiamo prevedendo una serie di misure di rafforzamento della presenza del personale di cancelleria, ma distretti che hanno uguali scoperture non hanno accumulato questo ritardo". "Una nuova ispezione è inutile. La causa è chiara: la mancanza di personale amministrativo", ribatte il consigliere del Csm, ed ex pm anticamorra, Antonello Ardituro.

Navigando più in profondità nei dati, la situazione si aggrava. Intanto le condanne ineseguite riguardano spesso più persone alla volta, quindi il numero di "detenuti virtuali" va rivisto al rialzo. Poi c'è un fattore economico, sottolineato dal procuratore generale di Napoli, Luigi Riello: "Si parla anche di confische non eseguite, con il duplice aspetto che beni sotto sequestro restano a carico dello Stato per la gestione e non producono introiti con le possibili vendite. E mancata esecuzione significa anche mancato incasso delle pene pecuniarie". Le ragioni di questo disastro sono diverse. Il blocco delle assunzioni che risale al 1998, salvo quelli che Riello definisce "pannicelli caldi" forniti sporadicamente negli anni.

Il Csm fa una stima tra il 20 e il 40% di personale mancante negli uffici. E quello che c'è, aggiunge De Carolis, "spesso non è formato a sufficienza o è calcolato su piante organiche stimate per carico di lavoro precedente alle ultime riforme". Una metafora del presidente della Corte d'Appello sembra efficace: "È come avere i chirurghi in sala operatoria senza il decisivo apporto degli infermieri". Le sentenze non eseguite nel 2009 erano 15mila. Sono quindi aumentate al ritmo di cinquemila l'anno. E sulla Corte d'Appello, competente per le delle esecuzioni, grava ora anche Napoli Nord, che include il territorio dei Casalesi, città come Caivano, la Terra dei Fuochi, e su cui gravita un milione di persone. Il neonato tribunale è già in apnea.

"A Napoli si concentrano tutte le criticità ma anche le positività del sistema giudiziario per l'impegno dei magistrati che ci lavorano", sottolinea Legnini. "Il distretto giudiziario di Napoli è il più grande d'Italia - ragiona Riello - e nell'ultimo anno ha prodotto la cattura di 55 latitanti, il sequestro di beni per 1,3 miliardi di euro e, a conferma indiretta del lavoro svolto, un attentato sventato al procuratore Giovanni Colangelo. Siamo di fronte a un'emergenza nazionale, con magistrati frustrati e cittadini senza risposte".

Corriere della Sera