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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/06/2016  -  stampato il 09/12/2016


Carcere Giuseppe Montalto di Alba: il garante detenuti scrive al DAP per sapere quando e se riaprirÓ

Appello del Garante comunale a oltre cinque mesi dalla chiusura. "Il carcere "Giuseppe Montalto" dev'essere restituito alla città moderno e sicuro per ospiti, agenti, educatori e volontari. Informateci su modalità e tempi certi circa la sua riapertura".

Il Garante comunale dei detenuti, Alessandro Prandi, scrive al Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria nazionale e al provveditore regionale, Luigi Pagano, per chiedere notizie della casa circondariale di Alba, chiusa a gennaio in seguito a un'epidemia di legionella. Dopo settimane in cui sembrano essersi spenti i riflettori sul caso che aveva mosso politici e istituzioni - tra cui a marzo il ministro Enrico Costa e lo stesso Pagano che avevano parlato di "uno stanziamento di 2 milioni e lavori appaltati entro giugno", Prandi (nominato garante poco prima del trasferimento dei 122 detenuti) cerca di riportare il "Montalto" all'attenzione di enti e opinione pubblica.

"Nulla si sa sulla reale entità dell'investimento e i tempi. Un vuoto che lascia spazio a ogni sorta di speculazione (tra le voci che anche una possibile trasformazione in centro d'accoglienza, ndr)". Intanto sono sempre disponibili i volontari di Caritas e l'associazione Arcobaleno, "tanto che alcuni continuano a far visita ai detenuti negli attuali luoghi di reclusione" aggiunge Prandi.

Il vigneto è seguito da un gruppo di detenuti che si spostano da Fossano ad Alba, ma secondo il garante "c'è il rischio di ritrovarsi con una struttura abbandonata e deteriorata, oltre al disagio arrecato al personale". E conclude: "Ben poche delle persone ospitate ad Alba hanno avuto l'opportunità di proseguire i percorsi formativi, scolastici e lavorativi e pare caduta nel vuoto anche la mia richiesta di andare a fondo su eventuali responsabilità in una vicenda che ha messo a repentaglio in modo grave la salute di detenuti e lavoratori".

La Stampa

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