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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/06/2016  -  stampato il 04/12/2016


Agente penitenziario del carcere di Venezia: diagnosticata sospetta tubercolosi contratta in servizio

Grande preoccupazione serpeggia tre gli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio a Venezia: a uno di loro, infatti, è stata diagnosticata una sospetta tubercolosi, che in tutta evidenza deve essere stata contratta a causa di un contatto ravvicinato con un detenuto.

Gli agenti sono quotidianamente a contatto con i detenuti, anche quelli stranieri, molti dei quali provengono da paesi sottosviluppati in cui la tubercolosi ancora non è stata debellata e ne sono portatori. Si tratta di un batterio che colpisce in particolare i polmoni e si trasmette facilmente, basta un colpo di tosse, e gli agenti sono spesso a contatto ravvicinato con i detenuti non solo all'interno di Santa Maria Maggiore, soprattutto durante i trasferimenti, all'interno dei motoscafi o dei furgoni, quando vengono portati nelle aule del Tribunali o spediti in altri penitenziari.

Se davvero fosse così, significa che altri agenti sono a rischio, ma lo sono soprattutto i compagni di cella di colui che è arrivato a Santa Maria Maggiore già malato. Infine, continua il servizio di piantonamento negli ospedali di Venezia e Mestre per due detenuti ricoverati nei rispettivi reparti psichiatrici. Dovrebbero essere internati nella Residenza per l'esecuzione della pena dei malati di mente (Rems) di Nogara, ma i posti sono insufficienti e così ben 16 agenti ogni 24 ore devono essere distaccati per questo servizio.

La Nuova Venezia