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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/06/2016  -  stampato il 03/12/2016


Omicida ma assolto perché malato psichico costretto a rimanere in carcere a Marassi: Opg di Castiglion delle Stiviere è pieno

Assolto per incapacità totale di mente è da sette giorni in un cella del carcere genovese di Marassi perché la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza di Castiglione delle Stiviere (ex ospedale psichiatrico criminale) - indicata dal ministero per ospitarlo - è off limits: 210 ospiti a fronte di una capienza massima di 160.

La procura di Savona, nonostante i solleciti a tutte le autorità competenti, non è ancora riuscita a trovare una collocazione idonea a Luigi Frumento, 53 anni, savonese, assolto al processo dall'accusa di parricidio, ma giudicato da ben due periti "socialmente pericoloso" e in grado di commettere un altro omicidio se non sottoposto a cure.

Due le alternative per il sostituto procuratore Vincenzo Carusi: lasciare in carcere Frumento ("violando i suoi diritti umani") o azzerare le misure di sicurezza concedendo la libertà vigilata "ma con il pericolo - dice il pm - di mettere in circolazione un uomo che i medici ritengono possa scatenare la sua violenza contro la sorella. Dopo aver ucciso con 15 coltellate il padre". Luigi Frumento non è un paziente qualunque.

"Non ha commesso una rapina, ha ucciso il padre" ripete il pm Carusi che dopo la lettura dell'assoluzione da parte del gip Fiorenza Giorgi, mercoledì 15 giugno, si è attivato per trovare una soluzione. Compito improbo, che riporta alla ribalta la vicenda della trasformazione degli ex ospedali giudiziari (Opg) - scattata a novembre scorso, voluta dal governo Monti e ratificata da Renzi - nelle cosiddette Rems.

La regione Liguria non ha ancora una sua residenza per pazienti psichiatrici alle prese con problemi di giustizia e ha stipulato una convenzione con la Lombardia. Ma nella struttura mantovana di Castiglione delle Stiviere i posti sono esauriti. Che fare? Il pm savonese ha scritto alla regione Liguria, a quella lombarda, alle Asl di Savona e Mantova, al dipartimento amministrazione penitenziaria del Ministero, ai provveditori alle carceri di Milano e Torino. Insomma a tutte le autorità competenti a risolvere il caso.

Protocollate le lettere sabato 18, fino a ieri sera nessuno si era ancora fatto vivo. Nel palazzo di giustizia savonese imbarazzo e rabbia sono palpabili. Anche perché la vicenda sembra senza soluzione e le sanzioni (anche economiche) incombono.

La Stampa