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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/06/2016  -  stampato il 07/12/2016


Terroristi islamici rinchiusi nel carcere di Nuoro, ma gli Agenti penitenziari hanno le mani legate

La protesta dei sindacati della Polizia Penitenziaria. "A Badu e Carros le guardie sono pronte ma manca tutto il resto". Otto detenuti, presunti militanti dell'Isis, sono rinchiusi a Badu 'e Carros, il carcere di Nuoro. Niente di strano si dirà: il penitenziario, inserito nel perimetro della città capoluogo della Barbagia, possiede una sezione speciale cosiddetta di alta sicurezza (AS3) adatta a ospitare anche i più temibili criminali.

Niente da dire dunque. Se non fosse che nel numero della Nuova Sardegna oggi in edicola, i sindacati dei poliziotti penitenziari impegnati sul campo, denunciano "l'abbandono" nel quale sono costretti ad operare. "Abbiamo le professionalità per gestire anche questa tipologia di reclusi, ma su mille altri fronti ci sentiamo abbandonati".

Il grido di allarme lanciato dai "carcerieri" dell'istituto nuorese parla della desolazione a cui è costretto il sistema carcerario italiano: strutture inadeguate, sovraffollamento, progetti di reinserimento dei detenuti totalmente inadeguati. E, ovviamente, l'insufficienza e spesso l'inadeguata preparazione del personale addetto alla custodia e cura dei carcerati. Quello che i sindacati sottolineano è un paradosso: c'è la professionalità ma non ci sono le condizioni. Ovvero "l'indifferenza delle istituzioni che parlano senza problemi di allarmismo per questa tipologia di detenuti, però si dimenticano dove vengono custoditi".

E così accade che in molte strutture - Badu e Carros non fa differenza - "manchi il personale per garantire la sicurezza, ci sono giorni in cui abbiamo difficoltà a coprire tutti i posti di servizio. Si parla poi giustamente di risparmiare, di fare scelte oculate, quando poi la realtà ci dice cose diverse", dice Giovanni Conteddu, segretario provinciale del sindacato autonomo della polizia.

E la questione del personale, riguarda anche il direttore. Da troppo tempo, "arrivano solo direttori in missione con la forfettaria di 130 euro al giorno che si aggiungono agli eventuali straordinari e allo stipendio", spiega il sindacalista: e tutto questo "alla faccia dei tagli". E così anche per il comandante distaccato dalla casa circondariale di Tempio e nella stessa città gallurese ce n'é uno in distacco dal ministero. Stipendio più straordinari, più diaria.

Discontinuità nella gestione della struttura, turni massacranti e anche risparmi sulla salute delle guardie carcerarie. Perché stando a quello che dice il sindacalista, "da anni non veniamo sottoposti alle visite mediche, si risparmia sulla manutenzione dei mezzi e sulla ristrutturazione dei posti di servizio, basti vedere le garitte del muro di cinta in condizioni pietose". Storie che appartengono all'intera costellazione di carceri e istituti di pena.

Il fatto che ci si debba occupare di presunti terroristi, detenuti particolari, però non spaventa.  Insomma, servizio garantito comunque. Ma a quale costo?

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