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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 02/07/2016  -  stampato il 03/12/2016


Vittorio Teresi sulle dichiarazioni di Gennaro Migliore: coś i mafiosi comunicheranno senza controlli

Parla Vittorio Teresi, il procuratore aggiunto di Palermo che indaga sulla "trattativa".

Quando gli leggiamo le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore (Pd) sul 41-bis, cioè sul carcere duro e isolato per i mafiosi, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi non crede alle sue orecchie. Da sempre pm a Palermo, ha lavorato accanto a Falcone e Borsellino, poi a Gian Carlo Caselli, a Piero Grasso e a Francesco Messineo.

E, da quando Antonio Ingroia ha lasciato la magistratura, gli è subentrato come coordinatore del pool che indaga sulla trattativa Stato-mafia e sostiene l'accusa nel relativo processo tuttora in corso. Il 41-bis l'ha visto nascere, all'indomani della strage Borsellino, quando finalmente - nell'agosto del 1992 - il Parlamento convertì in legge il decreto Martelli, nato dalle intuizioni di Giovanni Falcone, ucciso due mesi e mezzo prima. Poi, con le indagini sulla trattativa, Teresi e i suoi colleghi Ingroia, Di Matteo, Del Bene, Sava e Tartaglia, hanno scoperto che proprio sul 41-bis si era giocato sporco fra Stato e mafia.

Da quando, in quell'estate rovente e insanguinata, Riina fece pervenire il famigerato papello con le sue richieste ai referenti nelle istituzioni in cambio della fine delle stragi, i tentativi per ridimensionare fino a svuotarlo del tutto il principale strumento di neutralizzazione del potere mafioso si sono susseguiti per 24 anni. Cominciò l'allora ministro guardasigilli Giovanni Conso, subentrato a Claudio Martelli, a non rinnovare il carcere duro a 300 e passa mafiosi detenuti. Ma Cosa Nostra pretendeva di più e, anche dopo la sciagurata chiusura delle supercarceri di Pianosa e Asinara, più volte mandò messaggi sempre più minacciosi in tal senso (dal proclama di Bagarella durante un processo alle minacce agli avvocati siciliani eletti in Parlamento al famoso striscione "Berlusconi dimentica la Sicilia: uniti contro il 41-bis"apparso una domenica allo stadio di Palermo). Il tutto mentre il 41-bis veniva progressivamente depotenziato, anche in via amministrativa. Ora ci risiamo.

La trattativa continua tutt'oggi? Anche gli incendi dolosi che due settimane fa, in piena stagione elettorale, hanno devastato in simultanea mezza Sicilia, erano un segnale al governo?

A queste domande, Teresi preferisce non rispondere, vista anche l'incredibile circolare appena diffusa dal suo procuratore capo Franco Lo Voi per vietare ai magistrati qualunque contatto con la stampa sulle attività della Procura: "Sono un magistrato e le mie sensazioni le tengo per me: tengo gli occhi sempre aperti, ma preferisco basarmi su dati di fatto acquisiti".

Però qualche riflessione da giurista esperto di lotta alla mafia sugli annunciati propositi governativi in materia di 41-bis accetta di farla.

Secondo lei, il 41-bis viola i "diritti fondamentali" dei detenuti e consente "applicazioni afflittive che non corrispondono ai dettami costituzionali"?
No, anzi: più volte il 41-bis è stato ritenuto dalla Corte costituzionale in linea con le garanzie e con i diritti fondamentali dei detenuti. Quindi non serve alcuna modifica dell'attuale regime carcerario, perché è già pienamente in linea con i principi costituzionali.

Che ne pensa dell'idea di applicarlo con "maggiore flessibilità" e di introdurre "innovazioni tecnologiche, come l'uso di Skype al posto della scheda telefonica" da parte dei detenuti mafiosi?
L'uso di mezzi tecnologici come Skype favorirebbe contatti fra i detenuti più pericolosi e soggetti esterni, al di fuori di ogni controllo delle autorità preposte. Non solo, ma in tal modo si vanificherebbero i fondamenti stessi della misura che fu introdotta nel 1992 da un'idea di Giovanni Falcone.

E tradotta in legge solo dopo la sua morte.
Già, occorse il sacrificio di Giovanni, di sua moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, perché i mafiosi detenuti fossero portati via dalle carceri dove spadroneggiavano e comunicavano all'esterno, e rinchiusi in strutture impermeabili. E non solo: c'è un altro particolare che troppo spesso si dimentica.

Quale?
Che il decreto Martelli, varato dopo Capaci e contenente anche il 41-bis, fu convertito in legge dal Parlamento soltanto all'indomani della strage di via D'Amelio. Cioè fu necessario un altro sacrificio: quello di Paolo Borsellino e dei suoi uomini di scorta. Sarebbe bene che nessuno se lo dimenticasse.

 

Sottosegretario Gennaro Migliore annuncia alleggerimenti per il 41-bis. Il Fatto Quotidiano: governo dal carcere molle