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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/07/2016  -  stampato il 10/12/2016


Depotenziare il 41-bis: la Commissione al Senato di Luigi Manconi ha giÓ detto come intervenire

La guida pratica per smantellare il carcere duro inflitto ai super capi delle mafie è un rapporto della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani presieduta dal senatore Luigi Manconi. Il rapporto è stato presentato lo scorso aprile e torna d’attualità dopo le dichiarazioni del sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore relative all’esigenze di una “maggiore flessibilità per i diritti e la dignità dei detenuti al 41-bis”. 

Sottosegretario Gennaro Migliore annuncia alleggerimenti per il 41-bis. Il Fatto Quotidiano: governo dal carcere molle

Le affermazioni di Migliore, numero 2 di via Arenula, sono proprio in linea con la parte finale del rapporto, ovvero le “rac com and azi oni ” della Commissione parlamentare. Elaborate dopo colloqui con gli stessi detenuti, queste “raccomandazioni”, per alcuni  aspetti ovvi richiami ai diritti umani, se venissero attutate cancellerebbero di fatto la concezione stessa del regime di carcere duro fortemente voluto nel 1992, in piena guerra contro Cosa Nostra, da Giovanni Falcone e diventato legge dello Stato solo dopo la strage di via d’Amelio in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque uomini di scorta. 

La Commissione Manconi raccomanda:

“Una revisione della legislazione consolidata” sul 41-bis;

“la possibilità per i detenuti in regime di 41-bis di avere un canale di facile accesso alla comunicazione con il direttore” del carcere;

“rivedere la previsione”(applicata  attualmente solo nel carcere di Sassari Bancali) “secondo cui i detenuti sottoposti al regime speciale devono essere ristretti all’interno di istituti a loro esclusivamente dedicati”;

“la predisposizione di chiusure interne azionabili dal detenuto o su sua richiesta ”;

“la videosorveglianza applicata solo in casi particolari”; 

“rivedere le limitazioni al possesso di oggetti nelle camere detentive”;

“il ricorso motivato e non routinario alle perquisizioni delle camere detentive, nonché il massimo riguardo nei confronti dei detenuti”;

“la rinuncia alle perquisizioni dei familiari in visita in tutti i casi in cui non sia previsto il colloquio senza vetro divisorio con alcuno di essi”;

“facilitare lo svolgimento dei colloqui dei parenti dei detenuti e, in particolare, di consentire la possibilità di cumulare le ore di colloquio non  usufruite”; 

“avere visite senza vetro divisorio”;

“il superamento di ingiustificate limitazioni ai colloqui telefonici con i familiari”;

“la possibilità per i detenuti al 41-bis di prendere parte alle udienze dei processi cui partecipano in veste di imputati”, questo perché secondo la Commissione “il collegamento a distanza potrebbe far configurare una limitazione di tale diritto”. 

Non servono commenti, rispetto all’ultimo punto basta immaginare cosa significherebbe il ritorno di Salvatore Riina o Leoluca Bagarella a Palermo o dell’appena arrestato Ernesto Fazzalari a Reggio Calabria per un’udienza processuale.

Il Fatto Quotidiano

LEGGI LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE DEL SENATO SUL 41-BIS (PDF)