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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 08/07/2016  -  stampato il 03/12/2016


Avvicendare la direttrice del carcere di Modena: tutte le sigle sindacali in protesta ad oltranza

«Chiediamo avvicendamenti nei vertici». Davanti al carcere Sant’Anna risuona compatta la voce dei sindacati di Polizia Penitenziaria.

Davanti ai cancelli ci sono rappresentanti delle dieci sigle che tutelano i circa 200 agenti; un numero giudicato esiguo per le esigenze di 430 detenuti.

Per i manifestanti gli eventi critici sono all’ordine del giorno. Piuttosto, sarebbero le risposte a mancare. «Al Sant’Anna servono provvedimenti drastici che non possono più essere rinviati - spiega Francesco Campobasso, segretario regionale del Sindacato autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe) - Siamo sfiduciti sull’attuale gestione. Tutti i giorni registriamo autolesionismi e violenze, emergenze tutti i giorni».

Secondo le sigle «il carcere di Modena ormai viene utilizzato per ospitare detenuti particolarmente violenti, trasferiti da altri istituti penitenziari per ragioni di sicurezza». Per i sindacati i comportamenti autolesivi di persone in carcere «stanno determinando una situazione non più sostenibile con evidenti e rilevanti situazioni di stress e di pericolo per gli agenti». Ci sarebbe poi un problema nelle cure. La causa principale sarebbe una «assenza di consapevolezza da parte del servizio sanitario preposto all’attività carceraria».

La colpa? «Effettuare interventi di cura non adeguata soprattutto per detenuti con gravi problemi di tossicodipendenza». Per le sigle è proprio l’ultimo aspetto «la causa principale di atti d’insofferenza soprattutto verso i preposti alla vigilanza». Ci sono anche «criticità strutturali a partire dagli impianti elettrici e idraulici».

Punti già segnalati al Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria. Già allora «le delegazioni modenesi avevano previsto tutte le inevitabili conseguenze a cui si sarebbe andati incontro nel caso in cui le rassicurazioni non si fossero tradotte in fatti».

«Chiediamo più ascolto, un’organizzazione diversa, predisposizione al dialogo - sintetizza Campobasso - che negli ultimi due anni non abbiamo avvertito». Gli agenti sottolineano

di provare «sconforto e senso di abbandono».

Tra i punti c’è la richiesta di più agenti. «Dipende dall’amministrazione centrale», ricorda Campobasso. Cosa accadrà se le risposte non arriveranno? «Andremo avanti a oltranza - conclude Campobasso - siamo tutti uniti».

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