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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/07/2016  -  stampato il 04/12/2016


Carcere di Nisida: pronti allo sfratto per interessi edilizi?

Aniello e Totore, Piripisso e Piripessa.
Cicerchia e Core ‘ngrato, Chiappariello e Mani ‘e velluto.
Ogni nome, una storia. Bambini “cattivi”. L’ora d’aria. Vent’anni. Le croci al camposanto.
Per Gianluca Guida, che ne è direttore, «il problema non è il dentro»: «Il problema», dice, «è il fuori. Che a Napoli non c’è. E, se c’è, si chiama camorra».
Smentite, giuramenti, precisazioni più (o meno?) rassicuranti.
Per Gennaro Migliore, napoletano, sottosegretario alla Giustizia, «non c’è alcun pericolo: il carcere minorile resterà lì dov’è, cioè a Nisida».
Anche se - ammette a denti stretti - «è vero che il progetto di bonifica a Bagnoli coinvolge una parte dell’isolotto su cui dagli Anni 30 è ospitato l’istituto».

TROPPI OCCHI INTERESSATI.

È a 100 metri da riva, cui è unita da un pontile. Terra verde, sterpaglie, la forma a ferro di cavallo, inaccessibile e austera: «Vietato guardare», avevano scritto i militari dell’Aeronautica su un cartello situato all’ingresso.
E invece adesso c’è il timore che in troppi “ci abbiano messo gli occhi” sopra.
I palazzinari, per esempio. Che a Bagnoli, dicono, si agitano assai.
Già, ma in che senso il progetto Renzi sulla tormentata area ex Italsider “coinvolge” lo scoglio che fu caro a Lucullo e a Cicerone, alle Sirene che ammaliarono Ulisse e perfino a Bruto e Cassio che lì (si racconta) ordirono la congiura contro Cesare?

UN PICCOLO GRAND HOTEL

Nel senso che Nisida nelle slide di Renzi risulta per la prima volta «inserita nell’area da rilanciare».
In che modo ciò dovrà avvenire? Grazie a un “piccolo” (piccolo quanto?) grand hotel (ma, secondo altri, gli hotel sarebbero due: uno grande e uno più piccolo), e a un molo turistico che fungerà da attracco per i panfili di lorsignori.
Però, tranquilli. E nessuno presti ascolto a chi teme che - fra grandi alberghi (ma piccoli), ondate turistiche e andirivieni di mega-yacht - potrebbe risultare fuori luogo (appunto) la presenza lì a due passi di un carcere per ragazzi, cioè per individui che sono - nell’accezione comune - «canaglie matricolate dedite al furto, agli omicidi, a nefandezze di ogni risma».
Dunque, c’è o no l’assalto a Nisida? E quanto bisogna preoccuparsi per i “bambini cattivi” che rischiano lo sfratto?

Le camerette con i finestroni sul mare, l’odore del vento, il biliardino mezzo scassato, l’ora d’aria, la conta serale.
E poi il teatro, il forno per la ceramica, le visite dei familiari, la nostalgia di mammà.
Un numero per tutti: il 46% dei detenuti italiani proviene dalle 19 carceri minorili operative in Italia.
«Il problema», ripete il direttore Guida, «non è il dentro: il problema è che ci vorrebbe un fuori».
“Berretto rosso” ha consumato il primo furto a sette anni.
Il nonno, quando lo ha saputo, si è commosso fino alle lacrime.

DISTRAZIONE IN CITTÀ

Per molti il dato più inquietante non appare tanto l’inserimento dell’isoletta nel progetto di rilancio di Bagnoli, ma piuttosto la “gravissima distrazione” con cui i napoletani hanno recepito l’ipotesi che l’antico istituto di rieducazione sia trasferito chissà dove proprio mentre tocca livelli di gravità inauditi il dramma dei ragazzi di Napoli in balìa della criminalità organizzata.
Perciò a molti non bastano le rassicurazioni del sottosegretario Migliore.
E non è un caso se 100 educatori, riuniti al Centro don Guanella a Napoli, hanno stilato un documento in cui chiedono al futuro sindaco «di porre al primo posto fra le emergenze i continui raid delle paranze armate, le cosiddette stese dimostrative (si spara in aria tra la folla) e il tragico protagonismo di morte».

CRIMINE INELUTTABILE. Gioventù bruciata? Spiega il direttore Guida: «Prima rieducavamo perlopiù giovani eroinomani, che in galera finivano per “coprire” le colpe degli adulti. Ora, si tratta di soggetti poli-assuntori, che ingurgitano cocaina, crack e mille altre sostanze. Non si sentono più oggetti, ma protagonisti che aderiscono al crimine e lo ritengono scelta ineluttabile».
Qualcuno prova a riflettere su un racconto dello scrittore Luigi Incoronato (morto suicida a Napoli nel 1967) in cui si descrive un strana forma di “cannibalismo” invisibile, che «divora dal di dentro i corpi dei ragazzi napoletani e li fa diventare uomini  in apparenza normali, ma in realtà totalmente svuotati all’interno»: è la generazione dei «mangiati-dentro», scriveva profetico Incoronato.

RAGAZZI “MANGIATI DENTRO”. Ecco: a Nisida e fuori, come e perché sono diventati così “mangiati dentro” i ragazzi di Napoli?
E come erano prima che la malattia “camorra” li divorasse in massa?
Che cosa davvero può significare per il popolo dei “bambini cattivi” la scomparsa (o il trasferimento) di un luogo-simbolo come l’istituto di rieducazione che dai primi anni del 1900 opera a Nisida tra mille tagli di spesa, incomprensioni e difficoltà?

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