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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/07/2016  -  stampato il 03/12/2016


Andrea Orlando: un carcere cosė com''č oggi non serve nemmeno per garantire la sicurezza

"Espiazione della pena e diritti fondamentali della persona", un tema forte e di difficile composizione, su cui sempre piu' spesso ci si confronta in Italia in relazione alla vivibilita' delle carceri e alla reale funzione della pena come strumento riabilitativo. Questo pomeriggio se ne e' discusso al Castello di Carini, nel Palermitano, nel corso di un convegno organizzato tra gli altri dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Palermo. Presenti, tra gli altri, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Palermo Francesco Greco, l'arcivescovo di Monreale monsignor Michele Pennisi, il presidente del Tribunale di Palermo Salvatore Di Vitale ed il Garante dei Detenuti per la Sicilia Giovanni Fiandaca.

"Nel 2015 in Italia si sono verificati 44 suicidi e altri episodi di autolesionismo e rifiuto del vitto - ha sottolineato Di Vitale -. Altro dato da guardare e' la composizione sociale dei detenuti, la maggior parte tossicodipendenti, migranti e persone che si sono macchiate di reati legati alla droga. Poi, a questi si aggiungono i colletti bianchi e i detenuti per reati di criminalita' organizzata. Duecento soltanto sono i colletti bianchi in carcere per reati finanziari".

"Un carcere organizzato così come oggi non serve nemmeno per garantire la sicurezza. Il carcere costa ogni anno 3 miliardi di euro e l'Italia è il Paese con la recidiva più alta d'Europa. Chi invoca il carcere in nome della sicurezza in realtà cavalca una società ansiosa e propina una truffa". A dirlo il ministro della Giustizia Andrea Orlando, concludendo i lavori del convegno. Sul tema del sovraffollamento, ha proseguito, "ci siamo mossi sulla base della provvidenziale legge Torreggiani. Senza, avviare un percorso di rinnovamento non sarebbe stato possibile. All'apice del sovraffollamento avevamo prima 69 mila detenuti per circa 42 mila posti. Avevamo un sistema che si reggeva soprattutto su una gamba, quella del carcere. I soggetti ammessi a pene alternative erano circa 20 mila. Adesso la situazione è cambiata. Abbiamo 54 mila detenuti per circa 50 mila posti, ma soprattutto 40 mila soggetti ammessi a pena alternativa".

Basta fare una somma, secondo il ministro, "per rendersi conto che quando avevano più carcerazione i soggetti sottoposti al sistema penale erano meno di oggi. Si tratta di una grande svolta che aiuta a generare più sicurezza perchè si abbassa la recidiva. Chi sono stati gli alleati di questa parziale battaglia che abbiamo combattuto? Sicuramente i due
 presidenti della Repubblica che si sono succeduti in questi anni e il Santo Padre. Se devo pensare alle organizzazioni mi vengono in mente soltanto le camere penali. La magistratura associata su questo punto da molto tempo non dice niente e sarebbe importante che dicesse qualcosa. Noi vinceremo questa battaglia se spieghiamo le ragioni e la convenienza di questa trasformazione delle carceri e se altri soggetti si faranno carico del peso di farlo diventare dibattito della società".

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