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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/07/2016  -  stampato il 07/12/2016


Corsi anti.Isis, ma solo per i Poliziotti penitenziari del Triveneto

Progetto finanziato dall'Europa per riconoscere i detenuti fondamentalisti. Protocollo d'intesa con il Bo per il rispetto delle diversità culturali e religiose. Le carceri del Triveneto si preparano per meglio affrontare la sfida contro il fondamentalismo islamico, iniziando la lotta contro il terrorismo da dietro le sbarre. Padova è stata inclusa nel programma, finanziato dalla Comunità europea, per evitare la radicalizzazione nelle carceri e migliorare la valutazione del rischio. Tutti gli operatori penitenziari, di ogni ordine e grado, saranno formati ad hoc per riconoscere gli individui a rischio e farli desistere da posizioni estremiste.

"L'obiettivo è analizzare i contesti detentivi", spiega Angela Venezia, direttore dell'Ufficio detenuti del Provveditorato penitenziario per il Triveneto, "e trovare chiavi di lettura che permettano di interagire con i soggetti, potenzialmente aggressivi, che dimostrano simpatia per il mondo islamico. Il progetto sarà avviato con la collaborazione di un agenzia di formazione e sarà in rete con università e dipartimenti penitenziari esteri". In Europa la radicalizzazione è una minaccia crescente, per questo la Commissione si è impegnata a sostenere gli stati membri finanziando programmi di formazione per gli addetti ai lavori del sistema giudiziario penale. Lo scopo è evitare che alcuni detenuti una volta usciti dal carcere passino dall'estremismo ideologico all'azione violenta, trasformando le strutture di detenzione in una palestra e un luogo di incontro.

Un rischio che si è già trasformato in realtà in altre città come Parigi. Amedy Coulibaly, uno degli attentatori che ha commesso la strage di Charlie Hebdo, era stato in carcere per rapina a mano armata e, stringendo legami con un secondo attentatore, Chérif Koauchi, è uscito intenzionato a portare a termine un attacco terroristico.

Attualmente circa 750 persone sono recluse al Due Palazzi. Metà dei detenuti provengono da 60 paesi diversi. A loro è dedicato un nuovo protocollo d'intesa per il rispetto delle diversità religiose, che nasce tra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia e il Dipartimento di filosofia, sociologia, pedagogia e psicologia applicata (Fisppa) dell'Università. L'iniziativa è stata presentata ieri al Bo, alla presenza del rettore Rosario Rizzuto, del direttore Fisppa Vincenzo Milanesi e del provveditore Enrico Sbriglia. "Sono coinvolti 5 ricercatori con competenze multilinguistiche", specifica Mohammed Khalid Rhazzali, coordinatore, "sottoporremo ai detenuti stranieri questionari di indagine, con l'obiettivo di capire come organizzare gli spazi e i tempi per le diverse abitudini e pratiche religiose".

Il Mattino di Padova