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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/07/2016  -  stampato il 04/12/2016


Concorso truccato in Esercito: primi arresti, indagato Generale in pensione

È un'indagine a largo spettro che potrebbe avere sviluppi devastanti nelle prossime ore quella relativa agli arresti avvenuti ieri di alcuni militari nell’ambito dell’indagine relativa alla corruzione per i concorsi come VFP1 e VFP4 nell’esercito. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dal PM Stefania Buda del Tribunale di Napoli nord. Un’indagine che ha visto ieri l’arresto di alcuni militari effettivi al 17º Reggimento Acqui di Capua e il coinvolgimento di almeno un’altra ventina di militari effettivi presso altri reparti.

Tra i soggetti coinvolti spicca la figura del Generale in pensione Luigi Masiello, Ufficiale di origine ischitana ma molto conosciuto nell’ambito casertano per aver ricoperto negli anni addietro prima la funzione di Capo Ufficio Logistico presso il 21º Reggimento Timavo in Caserta che poi quello di Capo sezione Infrastrutture presso il Comando Brigata Bersaglieri di Caserta. Lo scandalo del concorso VFP1 e VFP4 segue di poche settimane lo scandalo nel concorso degli agenti penitenziari che vede coinvolte numerose persone attualmente indagate.

casertace.net

 

Un allievo che, nonostante fosse venuto in possesso dell’algoritmo per risolvere i quiz non è riuscito a superare la prova e cerca di recuperare i soldi che ha ”investito”. Un genitore che si è indebitato per 25mila euro con una finanziaria per consentire al figlio di vincere il concorso. E’ quanto riporta il sito Campania Notizie.

Un giovane che è riuscito a spuntarla e, non avendo la disponibilità della somma pattuita, cerca di prendere tempo raccontando che il padre ha dovuto acquistare un’auto nuova dopo che la vecchia vettura è andata distrutta in un incidente. Sono alcune delle storie che emergono dalle intercettazioni disposte nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli su presunti concorsi truccati per entrare nell’Esercito e nei vari corpi di polizia (polizia, carabinieri, guardia di finanza e Polizia Penitenziaria) che ha portato nei giorni scorsi alla esecuzione di decine di perquisizioni ordinate dal pm Stefania Buda nel corso dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso D’Avino.

Le intercettazioni sono contenute in una informativa del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli depositata oggi agli atti del Tribunale del Riesame. Secondo gli investigatori, sono state truccate numerose prove per arruolare gli appartenenti alle forze dell’ordine – poliziotti, carabinieri e finanzieri – che prima di entrare in servizio, devono trascorrere un periodo nell’Esercito. I promotori del sistema illecito, tra cui un generale dell’Esercito in pensione, gestivano formalmente delle scuole di formazioni per aspiranti militari o poliziotti. In cambio di somme di denaro gli allievi, secondo quanto emerso dalle indagini, ottenevano un algoritmo creato da esperti informatici che consente di rispondere correttamente alle domande dei concorsi.

Una delle formule veniva comunicata ai candidati alla vigilia dell’esame attraverso messaggi whatsapp. L’inchiesta è scaturita dalla denuncia di un candidato che si era rifiutato di pagare.

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