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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/07/2016  -  stampato il 08/12/2016


Chiusura carcere di Empoli: sconcerto tra i Poliziotti penitenziari e gli altri operatori

«Sconcertati», questa la reazione del personale di Polizia Penitenziaria, del comparto ministeri e quello sanitario alla chiusura del carcere di Pozzale. «Dall'agosto 2010, data della riapertura della struttura empolese - spiega il personale - l'istituto è stato gestito secondo il moderno principio della sorveglianza dinamica, con ottimi risultati sia a livello trattamentale che di sicurezza interna, difatti gli eventi critici sono praticamente inesistenti e le recidiva delle detenute è fra le più basse a livello nazionale. In un periodo in cui molti si fanno bandiera dei diritti dei detenuti e delle condizioni di sovraffollamento e di vita nelle carceri italiane, non ci si capacita di come sia possibile smantellare una struttura all'avanguardia nei progetti trattamentali, senza sovraffollamento e che funziona». «Sbalordiscono i tempi e le modalità con cui il ministero della giustizia vorrebbe mettere in atto questo cambiamento, come se le donne e gli uomini che quotidianamente lavorano con impegno e dedizione nella struttura empolese fossero semplicemente delle pedine da poter spostare a piacimento e non delle persone con una loro realtà personale e familiare basata anche sul luogo di lavoro - vanno avanti - dopo anni e anni di letargia istituzionale, di rinvii per l'apertura delle Rems per gli ospiti dell’Opg, di commissariamenti, di proroghe concesse e non sfruttate dalle istituzioni, si chiede al personale del di Empoli di decidere in quattro e quattr'otto del proprio futuro, di cambiarlo, di scegliere un'altra sede, di reinventarsi velocemente una vita perché le priorità delle Istituzioni sono altre».

«Se per il personale di ruolo dell'amministrazione penitenziaria è sottoposto "solo" ad una procedura forzata di trasferimento - si va avanti - il personale sanitario, che in gran parte è dipendente di una cooperativa convenzionata con l'Asl, ha ancora meno certezze riguardo la propria sorte lavorativa, i loro posti di lavoro sono a rischio. Le istituzioni locali e regionali tutte, essendo le uniche responsabili del mancato superamento degli Opg,e quindi della loro

chiusura, anziché trovare soluzioni inadeguate e inefficienti in strutture che invece efficienti lo sono eccome, dovrebbero farsi di nuovo carico del problema e risolvere la questione, senza gravare sulla vita di circa 50 famiglie che non hanno alcuna colpa, in modo definitivo ed efficace».