www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/08/2016  -  stampato il 07/12/2016


Detenuti festeggiarono in carcere dopo gli attacchi terroristici dell''isis

Per tre volte nelle carceri italiane si è esultato al grido di «Allah Akbar» e festeggiato gli attacchi mortali compiuti dai «soldati dell’Isis». Sono oltre duecento i detenuti che in queste tre occasioni, come già spiegato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, «hanno mostrato di aver intrapreso la strada della radicalizzazione». E per questo — come risulta dalle relazioni che il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria — sono stati ritenuti «meritevoli di particolare attività di osservazione».

I festeggiamenti

Il primo episodio risale al 13 novembre 2015, quando vengono compiuti gli attacchi coordinati di Parigi contro il Bataclan, lo Stade de France, un bistrot. Mentre Daesh rivendica la strage, nelle galere si grida e si esalta la «missione». Scatta l’allarme, si decidono i primi sfollamenti. Sono 163 i reclusi coinvolti nelle verifiche. Quattro mesi dopo è ancora festa. Due commando attaccano l’aeroporto di Zaventem a Bruxelles e la metropolitana della capitale belga. Ci sono decine di morti. A brindare nelle celle sono in 56. Accade nuovamente qualche settimane fa. Le vittime sono nove italiani che in un ristorante di Dacca, in Bangladesh, hanno organizzato una cena per salutarsi prima di partire per le vacanze. I fondamentalisti li hanno presi in ostaggio e poi sgozzati. Il «bollettino» dei penitenziari certifica che otto detenuti hanno approvato platealmente la loro impresa.

I mille agenti

Con questo si fanno adesso i conti. Il Guardasigilli ha parlato di «354 detenuti interessati dal fenomeno della radicalizzazione in carcere, di cui è possibile fornire una distinzione in base al grado di pericolosità. Tra questi, 101 per i quali non sono emersi segnali concreti di radicalizzazione, restando però sospettati e sottoposti ad osservazione». Donato Capece, il segretario nazionale del Sappe — il sindacato degli agenti penitenziari — ha già chiesto l’impiego di 1.000 nuove guardie carcerarie «specializzate e addestrate proprio per effettuare osservazione e prevenzione di questi fenomeni». Ma propone anche che «chi è ritenuto pericoloso o comunque a rischio di forte radicalizzazione possa essere spostate nelle colonie di Gorgona e Pianosa. In questo modo, queste persone sarebbero isolate dagli altri reclusi e non avrebbero la possibilità di nuocere in alcun modo. Anzi, il fatto di impiegarli in un lavoro li aiuterebbe ad uscire dall’ossessione che alcuni hanno proprio per la religione».

L’alta sicurezza

L’intelligence ha da tempo avviato un monitoraggio sui detenuti, ma anche sulle centinaia di persone — volontari, imam, medici, assistenti sociali — che ogni giorno varcano i portoni delle carceri ed entrano in contatto con i reclusi. Numerosi sono gli «ascolti» interni proprio nella consapevolezza che i penitenziari siano uno dei luoghi dove più forte è il pericolo di radicalizzazione che poi potrebbe manifestarsi negativamente al momento della scarcerazione.

Rossano Calabro

Fino a qualche tempo fa nel carcere di Rossano Calabro c’erano ben 21 stranieri ritenuti «a rischio» e per questo si è deciso di distribuirli in altri penitenziari. Attualmente sono 39 i reclusi in regime di «alta sicurezza». Ma molto altro si dovrà fare. Due anni fa Orlando ha firmato un accordo con le autorità del Marocco per il trasferimento dei detenuti condannati che «consente ai cittadini di ciascuno dei due Paesi contraenti, condannati in via definitiva e detenuti nell’altro Stato, di essere trasferiti nei loro Paesi di origine per scontarvi la pena residua». Una strada che si è deciso di percorrere anche con altri Stati.

corriere.it