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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 15/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Napoli: detenuti picchiati a Poggioreale, chiusa l''inchiesta 22 agenti indagati

La Procura chiude con 23 indagati l'inchiesta aperta su presunti maltrattamenti ai danni di detenuti nel carcere di Poggioreale. I pm Giuseppina Loreto e Valeria Rametta hanno firmato nei giorni scorsi gli "avvisi" che hanno raggiunto 22 agenti di Polizia Penitenziaria e un medico. I fatti si riferiscono al periodo compreso fra la fine del 2012 e i primi mesi del 2014. All'attenzione dei magistrati sono finiti i racconti di sei reclusi, che hanno riferito di aver subito misure vessatorie e in alcuni casi anche schiaffi o botte inferte addirittura "con un bastone" da parte del personale. Agli atti anche il racconto di due detenuti che hanno sostenuto di essere stati condotti con la forza, attraversando un intero reparto, in una stanza vuota e priva di arredi denominata "cella zero". Un altro recluso ha affermato di essere stato picchiato mentre rientrava in cella poco dopo un'udienza di consiglio di disciplina e di essere stato anche scaraventato giù dalla sedia a rotelle che utilizzava per problemi di salute. Un altro testimone, affetto da epilessia, ha detto di essere stato chiuso nelle docce, percosso e poi costretto a sottoscrivere una dichiarazione nella quale attestava di essersi procurato accidentalmente la ferita all'arcata sopraccigliare.
I reati ipotizzati a vario titolo dalla Procura vanno dal sequestro di persona per i fatti della cosiddetta "cella zero" all'abuso di autorità, maltrattamenti, lesioni, violenza privata. La parola passa ora alla difesa che ha venti giorni di tempo dalla notifica degli "avvisi" per proporre supplementi d'indagine, chiedere interrogatori o depositate memorie. Gli avvocati degli indagati sono fiduciosi di poter replicare alle contestazioni e di riuscire a provare l'assoluta infondatezza delle accuse perché da loro considerate non credibili, prive di riscontri o smentite da dati obiettivi, ad esempio attraverso l'esibizione della documentazione relativa ai turni di presenza, da cui emergerebbe che alcuni indagati non erano neppure in servizio quando si sarebbero verificati gli episodi. La parola tornerà poi ai pm che dovranno decidere se e per quali indagati chiedere poi il rinvio a giudizio.

 

fonte: La Repubblica