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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/08/2016  -  stampato il 10/12/2016


Detenuti maggiorenni nelle carceri minorili: celle devastate e Poliziotti penitenziari aggrediti

Torna alta la tensione nel carcere minorile Casal del Marmo, dove nei giorni a ridosso di Ferragosto si sono verificati numerosi gravi eventi critici tra le celle. La denuncia è del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe. Sabato scorso, ad esempio, nel reparto giovani adulti 18-25 anni, i detenuti di quattro celle hanno protestato contro gli agenti della Polizia Penitenziaria devastando le celle. Poi, due detenuti si sono autolesionati il corpo tagliandosi le vene, ma sono stati prontamente ricoverati in infermeria e grazie all’intervento degli agenti è stato evitato il peggio. Ma non finisce qui. Il giorno successivo, nel reparto femminile, in una cella sono state incendiate lenzuola e materassi. La lista di azioni di protesta non è ancora terminata. Due giorni fa, nel reparto minori, c’è stata una rissa tra detenuti nordafricani: la Polizia Penitenziaria ha separato i detenuti e un agente è stato colpito e ferito.

Sulla vicenda è intervenuto il segretario Generale del Sappe Donato Capece, che ha rivolto solidarietà e vicinanza al personale di Polizia Penitenziaria e ha giudicato «la condotta dei detenuti coinvolti nei vari eventi critici irresponsabile e gravissima. Nel 2015 abbiamo contato nelle carceri italiane 7.029 atti di autolesionismo, 956 tentati suicidi sventati in tempo dalla Polizia Penitenziaria, 4.688 colluttazioni, 921 ferimenti». E ancora: «Avevamo detto che era un errore l’innalzamento dell’età dei presenti nelle carceri minorili: oggi, infatti, possono starvi anche donne e uomini di 25 anni. Da quando sono stati assegnati detenuti adulti, per effetto della legge 11 agosto 2014, n. 117, questi maggiorenni si comportano con il personale di Polizia e con alcuni minorenni ristretti con prepotenza e arroganza, caratterizzando negativamente la quotidianità penitenziaria. E la loro ascendenza criminale condiziona tanti giovani, che li vedono quasi come dei miti».

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