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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Nel carcere di Rossano la Guantanamo d''Italia: forse 50 i terroristi di varie organizzazioni

Nella struttura calabrese 50 detenuti accusati di terrorismo. Il dottor Giuseppe Carrà, direttore della casa circondariale di Rossano Calabro, allarga le braccia e rimanda il cronista al capo Dipartimento Santi Consolo. Il quale, a sua volta, suggerisce di contattare l'ufficio stampa che però non può, senza una precisa direttiva dall'alto, spiegare perché il penitenziario della cittadina bizantina sia stato ribattezzato la "Guantánamo" italiana.

Ma, qua e là, grazie al lavoro di Giuseppe Candido, giornalista, docente ed esponente calabrese del Partito Radicale e del movimento "non molliamo" (che si è recato alla struttura restrittiva a Ferragosto) è stato possibile comprendere meglio la situazione della Casa di reclusione in cui si trovano ventuno detenuti accusati di terrorismo internazionale: quasi tutti integralisti islamici affiliati ad Al Qaeda. Ma c'è anche qualcuno accusato di essere affiliato all'Isis, sussurra un anonimo operatore della struttura.

Dopo aver saputo degli attentatati del 13 novembre a Parigi gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno sentito alcuni di essi esultare al grido "Viva la Francia libera". Ed è anche per questo che il carcere ora è ritenuto ormai un "obiettivo sensibile". Tra l'altro non bisogna sottovalutare i mafiosi che con sentenza definitiva, vengono "ammassati" con altre decine di detenuti speciali. Si tratta di cittadini stranieri, per lo più arabi, arrivati in Italia e accusati di terrorismo. Tra di essi, potrebbe esserci anche Mourad El Ghazzaoui, il 21enne siriano arrestato a Pozzallo (Ragusa) nel dicembre 2015 e ritenuto un pericoloso affiliato dell'Isis.

"Ci sono 50 detenuti stranieri accusati di terrorismo che non vengono mischiati con gli altri - racconta ancora Candido. A loro è dedicato un braccio particolare, la Polizia Penitenziaria ha spiegato che non capiscono quello che i detenuti si dicono e i contenuti della preghiera del venerdì organizzata all'interno di una sala allestita appositamente con un Imam che mi risulta essere uno di essi". A Rossano manca anche inoltre la figura esterna di un mediatore e l'unico che si occupa di tradurre è un detenuto arabo che conosce un po' di italiano. I carcerati lamentano ancora di non riuscire a comunicare nemmeno con le famiglie.

"È un luogo macabro - conclude Candido, in cui non si può dire nemmeno di essere vivi". Costruita nel 2000, la struttura ad oggi ospita 231 detenuti (a fronte di una capienza di 215) e in passato è finita al centro delle denunce dei reclusi per le condizioni delle celle, le presunte torture e maltrattamenti. All'interno dei cubi di cemento di contrada Ciminata si trova anche uno spazio adibito a moschea, destinato agli oltre 70 reclusi di fede musulmana presenti.

I presunti terroristi sono confinati invece in una sezione speciale chiamata "Alta Sicurezza 2", supersorvegliati dagli agenti del carcere. Tra di loro c'è anche un terrorista ritenuto appartenente all'Eta, l'organizzazione armata basca. Uno è ritenuto vicino all'Isis. Gli altri 19 sarebbero militanti di Al Qaeda. Tutti con pena definitiva fino a 2026. Nel 2009 il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria da Roma ha cominciato a concentrare a Rossano i terroristi impegnati nella guerra santa islamica arrestati su tutto il territorio nazionale.

Fra loro c'è anche l' ex imam di Zingoia (Bergamo), il pachistano Hafiz Muhammad Zulkifal, arrestato nel 2015 con l'accusa di essere il capo spirituale di una presunta cellula di Al Qaeda con base operativa in Sardegna. Secondo le indagini della Dda di Cagliari, Zulkifal sarebbe anche coinvolto negli attentati di Stoccolma del 2010. Ed era lui il destinatario di una telefonata in cui si parlava della necessità di "pensare al loro Papa".

Da qui è passato anche Khalil Jarraya, il 46enne tunisino detto "il colonnello", ex combattente nelle milizie bosniache, ora espulso dopo la condanna per associazione terroristica internazionale. E anche un altro tunisino, Dridi Sabri, condannato per terrorismo internazionale e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ora anche lui espulso. Ma secondo Donato Capece, segretario del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe), in visita nella sezione speciale del carcere calabrese, "il livello di sicurezza è pari a zero".

Il Mattino