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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/08/2016  -  stampato il 09/12/2016


Detenuto marocchino frattura il setto nasale a Poliziotto penitenziario nel carcere di Pesaro

Un detenuto nordafricano di origine islamica del carcere di Villa Fastiggi, a Pesaro, ha aggredito un agente di Polizia Penitenziariasferrandogli un pugno al volto, e secondo il sindacato degli agenti Sappe gli avrebbe rotto il setto nasale. ”Un’aggressione tanto brutale quanto violenta – dice il segretario regionale del Sappe Marche Nicandro Silvestri -, commessa da un detenuto già noto alle cronache penitenziarie per il suo fondamentalismo islamico e per essere stato protagonista di molti eventi critici durante la detenzione”.

Il Dipartimento regionale dell’amministrazione penitenziaria, interpellato dall’Ansa, ha confermato l’episodio, ma non la circostanza secondo la quale l’aggressore sarebbe ”un fondamentalista votato alla Jihad”, come si legge in una nota del Sindacato autonomo di polizia. Anche perché, rileva il Dap, in questo caso l’uomo sarebbe recluso in un altro carcere. Come tutti i detenuti di religione islamica, è comunque ”sottoposto a sorveglianza per evitare fenomeni di proselitismo fondamentalista”. Stando alla ricostruzione di Nicandro, il nordafricano ha aggredito ”senza una ragione e vigliaccamente il poliziotto di servizio e gli ha rotto il setto nasale, colpendolo anche con sputi e calci”. Il Sappe contesta ”il ‘regime penitenziario aperto’ in atto nell’istituto di Pesaro, e chiede più assunzioni di personale”.

Il detenuto protagonista dell’aggressione al poliziotto è un marocchino di 44 anni, che deve scontare una condanna lunghissima (fine pena 2035) per violenza e reati contro il patrimonio, commessi anche in Francia, dove dovrebbe essere estradato dopo aver saldato il conto con la giustizia in Italia. Secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, che attende il referto dell’ospedale sulle lesioni riportate dall’agente, è di fede musulmana ma non ha destato sospetti di una presunta radicalizzazione, anche perché non socializza con nessuno, neppure con i connazionali. Non partecipa alle attività di reinserimento, e vuole stare da solo il più possibile: reagisce con insofferenza ai controlli in cella e proprio questo sarebbe il motivo per il quale venerdì scorso (ma la notizia si è appresa oggi) ha sferrato un pugno all’agente di custodia andato ad aprire il cancello. Anche in passato il marocchino aveva reagito con violenza ad una perquisizione.

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