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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 09/09/2016  -  stampato il 09/12/2016


I Radicali italiani contro il Sappe: i detenuti minori vanno tutelati anche i giovani adulti

“All’ indomani della rivolta di Airola stiamo assistendo – dal Sap al Sappe – a una “gara” tra i sindacati di polizia per chi tiene la posizione più dura sulla sicurezza in carcere, in particolare sulla legge 2014/117 che ha prolungato da 21 a 25 l’età in cui è possibile essere “ospitati” negli istituti di pena per minorenni. Cadendo nella trappola dell’emotività e della irrazionalità, la Polizia Penitenziaria rischia di rompere quella “alleanza” con i detenuti per una civilizzazione delle condizioni di vita nelle carceri, che riguarda l’intera “comunità penitenziaria”, secondo l’insegnamento e l’azione politica di Marco Pannella”.

Lo afferma  Michele Capano, della Direzione Nazionale Radicali Italiani: “L’inserimento dei ragazzi da 22 a 25 anni nella categoria dei “giovani adulti” – dice Capano – va compreso nella sua reale portata: si tratta di ragazzi che vanno in carcere per reati commessi prima dei diciotto anni, e solo se il giudice non ritiene che sussistano esigenze di sicurezza tali da imporne la detenzione nelle case di reclusione ordinarie. Parliamo, in tutta Italia, di circa 100 ragazzi: veramente troppo pochi per legittimare polemiche di questo tipo. Inoltre negli stessi IPM i “giovani adulti” sono rigorosamente separati dai minorenni, dunque il tema della “cattiva influenza” non si pone. Inoltre, ove si rendano responsabili di reati da maggiorenni, rientrano immediatamente nel circuito di reclusione ordinario”.

“Gli interventi di esponenti della polizia penitenziaria – prosegue l’esponente dei radicali -, e di un agente iscritto al Partito Radicale, al recente congresso di Rebibbia dimostrano tuttavia che c’è lo spazio per continuare un lavoro comune per riforme che, piuttosto, si muovano nella direzione di perfezionare e arricchire le opportunità trattamentali nei confronti dei detenuti. L’Italia è in grave ritardo sul piano dell’esecuzione della pena nei confronti dei minori, nonostante le raccomandazioni internazionali e sebbene da 25 anni esista una procedura penale minorile, non si è ancora dotata di uno specifico “diritto dell’esecuzione minorile”.

“I fatti di Airola – conclude -, proprio perché gravi, non possono essere affrontati con facili proclami contro i “baby boss”, ma ci impongono di moltiplicare gli sforzi per adeguare il sistema penitenziario alle esigenze di integrazione sociale dettate dalla nostra Costituzione: è questa la chiave per costruire la “sicurezza” invocata dagli agenti di polizia penitenziaria. Mi auguro che il nostro dialogo continui  e per questo invito fin da ora il segretario generale del Sap Tonelli al Congresso di Radicali Italiani che si terrà a fine ottobre”.

agenparl.com

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