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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2016  -  stampato il 11/12/2016


Violenta protesta dei detenuti minorenni di Treviso che creano scompiglio anche nell''ospedale dove vengono ricoverati

Se avessero voluto emulare i detenuti del carcere minorile di Airola, dove qualche giorno fa è scoppiata una vera e propria rivolta, oppure se avessero desiderato soltanto manifestare il loro profondo disagio questo ancora non si sa. Quel che è certo è che, all’Istituto penitenziario minorile di Treviso, venerdì mattina, tre giovani detenuti hanno messo in atto una singolare forma di protesta che ha provocato parapiglia e caos prima all’interno della struttura per minori di Santa Bona e poi, successivamente, all’ospedale “Ca’ Foncello”. La vicenda è emersa dopo un intervento del sindacato di Polizia Penitenziaria “Sappe” nel quale, oltre a parlare della violenta forma di protesta, culminata anche con atti di autolesionismo, si fa cenno alla preoccupante frequenza con la quale si ripetono simili episodi e alla professionalità dimostrata dai agenti, costretti ad operare rischiando comunque la propria incolumità fisica.

I protagonisti sono tre giovani reclusi nell’Istituto penale minorile di Santa Bona: un mestrino, un palermitano ed un tunisino. Tre giovani già noti per aver creato problemi in passato all’interno della struttura. Venerdì mattina, secondo le poche notizie filtrate sulla vicenda, hanno creato scompiglio e rissa all’interno della struttura.

«Sono stati momenti di grande tensione e pericolo, - spiega in una nota stampa Donato Capece, segretario generale del Sappe, sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria - gestiti però con grande coraggio e professionalità dai poliziotti penitenziari. Nonostante la folle protesta dei tre detenuti, i bravi poliziotti hanno contenuto al meglio le proteste. Sono stati bravi i poliziotti penitenziari in servizio nel carcere minorile di Treviso a intervenire tempestivamente, con professionalità, capacità e competenza, anche se le gravi violenze proseguite in ospedale aiuta a far comprendere la complessità della situazione».

Ed in effetti, dopo aver creato scompiglio, i tre giovani detenuti hanno compiuto una serie di atti autolesionistici, ingoiando lamette, per i quali s’è rivelato necessario il loro ricovero al Ca’ Foncello di Treviso. E anche qui hanno iniziato ad urlare e a disturbare, nonostante fossero all’interno di una stanza adibita all’accoglienza proprio di detenuti. «Nonostante i richiami - conferma il direttore generale dell’Usl Francesco Benazzi - hanno effettivamente a urlare e a creare confusione».

Il rappresentante nazionale del Sappe, Capece, sottolinea come arrivino “segnali preoccupanti dall’universitario penitenziario minorile. Abbiamo registrato con preoccupante frequenza e cadenza, il ripetersi di gravi eventi critici negli

istituti penitenziari per minorenni. Ed è per questo che mi stupisco di chi “si meraviglia” se chiediamo una revisione delle recente innovazioni legislative che consentono la detenzione di ristretti adulti fino ai 25 anni di età nelle strutture per minori”.