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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/09/2016  -  stampato il 04/12/2016


Il programma della giornata dei detenuti: ecco come la Francia rieducherÓ i detenuti terroristi islamici

Pontourny, nel comune di Beaumont-en-Veron, a 300 chilometri da Parigi, ospiterà i potenziali terroristi per 10 mesi. Il venerdì mattina, dopo la sveglia all'alba, la colazione e la pulizia delle camere, alle 8 e 45 gli ospiti di Pontourny dovranno partecipare alla cerimonia dell'alzabandiera, salutare il tricolore e cantare la Marsigliese. Sarà dura, perché se sono accolti in questo castello settecentesco nella valle della Loira è perché odiano la Francia e i suoi simboli: sono ragazze e ragazzi attratti dal jihadismo e dal terrorismo islamico dell'Isis che hanno accettato di sottoporsi al programma di de-radicalizzazione promosso dal primo ministro Manuel Valls. Pontourny, nel comune di Beaumont-en-Veron a 300 chilometri da Parigi, è il primo centro di questo genere, entro la fine del 2017 ne apriranno altri 12, ogni regione avrà il suo. L'esperimento verrà presentato ufficialmente domani, dopo sei mesi di polemiche e proteste.

Nemici della République - Beaumont è un villaggio di neanche 3.000 abitanti nella tranquilla, bellissima campagna francese. Chi vive qui ha scelto di tenersi lontano dalla città e dai suoi pericoli. Sono i pericoli che, inaspettatamente, si sono avvicinati. "Fino al giugno scorso il castello ospitava un centro di accoglienza per minori stranieri senza genitori, chiuso per mancanza di fondi", dice Jean-Louis Salvaing, da una vita educatore a Pontourny. "Quei ragazzi amavano la Francia, sognavano di imparare un lavoro e integrarsi nella Repubblica, e in molti ci sono riusciti. Adesso invece arrivano giovani che odiano la République", dice Salvaing, che però non è contrario al centro di de-radicalizzazione. Ha partecipato alla formazione, due mesi - luglio e agosto - per preparare al nuovo compito psicologi, insegnanti, infermieri, assistenti sociali. Una trentina di persone occupate a tempo pieno, più gli esperti di geopolitica, Islam, storia, che di volta in volta verranno a tenere delle lezioni.

Il percorso - I ragazzi soggiorneranno a Pontourny per 10 mesi e indosseranno un'uniforme, "perché devono liberarsi dei segni visibili della loro vita precedente: niente veli o barbe sul mento", dice Salvaing. Si proverà a salvarli "come se appartenessero a una setta". Ai potenziali terroristi verranno offerti corsi di educazione civica, ma il direttore del centro ha parlato anche di ippoterapia nel vicino maneggio, scatenando la rabbia di molti abitanti. Dopo le prime settimane i giovani potranno uscire.

Dal maniero sono state tolte tutte le insegne, l'obiettivo è non dare nell'occhio e nessuna scritta indica la nuova destinazione d'uso. In compenso, nelle villette vicine sono spuntati i cartelli "À vendre", vendesi: è un gesto di protesta, per denunciare che adesso non vale più la pena vivere qui, e che comunque nessuno comprerà mai più una casa accanto a una specie di albergo per jihadisti, forse pentiti, forse no. Il profilo degli ospiti è stato definito così: chi firma il contratto con lo Stato non ha precedenti penali, non è schedato dai servizi, ma è stato segnalato - spesso dalle famiglie - perché si teme possa andare in Siria a combattere o, soprattutto, organizzare attentati in Francia. Chi accetta sa che è l'ultima chance. Se rifiuta non troverà più stage o lavori.

Le polemiche - L'associazione "Radicalmente degni di Pontourny" si batte contro il centro di de-radicalizzazione. Il presidente, Michel, abita proprio davanti al castello. "Al di là del cancello c'è anche la cappella dove è sepolto Marie-Alphonse Gréban de Pontourny", grande magistrato parigino che nel 1895 donò la proprietà al municipio della capitale per favorire opere di carità cristiana. "E invece ora ci mettono gli jihadisti, il vecchio Gréban si starà rivoltando nella tomba", dice Catherine, vice presidente dell'associazione, che assieme alla segretaria Valérie sta organizzando una protesta per martedì. I vicini contestano che un esperimento simile, riunire in uno stesso luogo dei giovani pericolosi, venga fatto nel cuore di una zona abitata, senza sicurezza per i residenti."Perché non hanno scelto piuttosto una caserma, o una fabbrica abbandonata? Abbiamo paura che Pontourny diventi un bersaglio dell'Isis, che potrebbe punire quei ragazzi perché stanno tradendo la causa", dice Valérie.

"Soprattutto, non esistono jihadisti buoni, e la prova è che non li hanno trovati - dice Michel -. Dovevano cominciare con 10 persone per arrivare a 30, per adesso gli ospiti saranno al massimo 5 o 6". Fare funzionare Pontourny costerà oltre un milione di euro l'anno. Valls va avanti, convinto che il centro di de-radicalizzazione sia l'inizio di una risposta di fondo contro l'ideologia jihadista.

Corriere della Sera