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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/09/2016  -  stampato il 04/12/2016


Soldi, droga e telefonini nel carcere di Padova: assolta l''avvocatessa accusata di consegnare materiali proibiti ai detenuti

In primo grado era stata condannata a due anni, sospesi. Nella mattinata di venerdì 16 febbraio la Corte di Appello di Venezia l'ha assolta da tutte le accuse. "Il fatto non costituisce reato". Una vittoria su tutta la linea per l'avvocato Michela Marangon, 43 anni, di Porto Viro, nota e stimata nella sua città, a Rovigo, in Polesine e fuori provincia.

"L' avvocato Michela Marangon - dice il collega Luigi Migliorini, suo difensore assieme a Cristina Mazzucco, che ha strappato per lei l'assoluzione -  ha vissuto un incubo kafkiano in questa vicenda. La sentenza di primo grado le è sembrata un macigno che la schiacciasse. Noi abbiamo tentato di tranquillizzarla dicendole che a nostro avviso questa vicenda era una palla di neve e con i primi solo di settembre si è verificata la nostra previsione: la palla si è sciolta e Marangon esce definitivamente a testa alta dal processo".

La vicenda era esplosa a luglio 2014, quando erano scattati arresti e denunce a piede libero. Marangon era stata messa anche ai domiciliari, per poi essere subito liberata dal Tribunale del Riesame. Il suo studio era stato perquisito. La sua posizione era marginale, nell'ambito della maxi inchiesta. Quest'ultima era incentrata su una serie di traffici proibiti che avrebbero avuto come centro il carcere dei Due Palazzi di Padova.

Qui, con la complicità di alcune guardie carcerarie, dietro compenso ai detenuti sarebbe stato fatto arrivare materiale pornografico, cellulari, pennette usb, personal computer e altro. A Marangon venivano contestati unicamente tre vaglia in tutto da alcune centinaia di euro, che sarebbero stati inviati alla moglie di una delle guardie penitenziarie.

In primo grado, al termine del processo con rito abbreviato, era arrivata una condanna a due anni, sospesi col beneficio della condizionale. Nella mattinata di venerdì 16 febbraio, dopo tre udienze di fronte alla Corte di Appello di Venezia, è arrivata la sentenza. Una sentenza che ha ribaltato del tutto la pronuncia di primo grado, con una assoluzione piena.

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