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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/09/2016  -  stampato il 09/12/2016


Detenuti psichiatrici nel carcere di Lecce: apre la nuova sezione da 200 posti senza incremento di personale

A breve, sul fronte sanitario, vi sarà una novità nel penitenziario di Borgo San Nicola. Aprirà, infatti, una Sezione intramuraria di psichiatria. Duplice lo scopo: garantire maggiore tutela per i detenuti affetti da patologie sopravvenute dopo il reato e proseguire in un ideale percorso di miglioramento della qualità della vita nell’istituto di pena del capoluogo.

Questa particolare Sezione sarà dedicata a una tipologia di paziente diversa da quella di competenza delle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Queste, infatti, sono rivolte a coloro che, prosciolti per vizio di  mente, sono dichiarati socialmente pericolosi.

Due mesi prima che l’attivazione divenga effettiva, però (è prevista a novembre), i sindacati di Polizia Penitenziaria mettono le mani avanti. Il timore è che siano scaricati sulle proprie spalle nuovi rischi per il personale e forti responsabilità, in assenza di un organico adeguato. E se non è una rivolta in piena regola, poco ci manca. Questa volta, a fare le barricate, sono ben sette sigle. Un muro unitario e coeso, i cui mattoni sono Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Cgil Funzione pubblica e Fns Cisl.

I sindacati sostengono di essere stati informati di recente dell’innovazione, e illustrano il loro punto di vista: gli agenti di Polizia Penitenziaria dovranno assicurare la traduzione dei detenuti ricoverati e la sicurezza degli operatori sanitari, in un servizio che dipenderà dall’Asl. E se da un lato ritengono quest’operazione un passo avanti, rispetto all’applicazione della legge sullachiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), dall’altro sostengono che tali strutture si sarebbero dovute ristrutturare e non serrare del tutto.

Anche perché, a dire dei segretari delle sigle sindacali, il risultato è stato quello di “distribuire a caso, senza un piano nazionale, detenuti con problemi di natura psichiatrica, ottenendo i risultati che tutti conosciamo”. Vale a dire, aggressioni e altre criticità, denunciate sempre più apertamente in questi anni.

I rappresentanti degli agenti di Polizia Penitenziaria, quindi, sanno bene che l’obiettivo è colmare il vuoto lasciato dagli Opg, ma chiedono a gran voce che ciò non avvenga sulla propria pelle. “L’istituto leccese – asseriscono a conforto delle proprie tesi -, poiché il più grande della regione, per troppo tempo è stato considerato una sorta di valvola di sfogo: basti pensare all’incomprensibile e schizofrenica procedura di assegnazione di detenuti giudicabili provenienti da ogni parte della regione”. L'epilogo è stato, a loro avviso, quello di sottrarre risorse dai servizi ordinari, a discapito della sicurezza di tutti, sguarnendo diversi apparati.

La morale? La sezione psichiatrica si aggiungerà a “un nuovo padiglione da 200 posti” e ai “300 detenuti ospitati oltre la capienza regolamentare”. Troppa carne al fuoco, per i sindacati, che lamentano una “carenza di 150 agenti di Polizia Penitenziaria”, con turni massacranti ed esposizione costante a pericoli. La richiesta, che ha quasi i toni della diffida, giacché in una nota congiunta si preannuncia una “protesta dura” in caso di aspettative disattese:non aprire la sezione fin quando non sarà aumentato l’organico di almeno cinquanta agenti.

Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Cgil Funzione pubblica e Fns Cisl, a tale proposito, chiedono all’amministrazione penitenziaria di attivare un tavolo per le trattative. I temi: tempi d’apertura della sezione, organizzazione del lavoro, piante organiche da destinare al reparto, e, dato che gestito dall’Asl, le mansioni precise degli agenti che saranno coinvolti.

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