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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/09/2016  -  stampato il 02/12/2016


Rissa nel carcere di Regina Coeli: scontri tra detenuti albanesi e sudamericani

Maxi rissa nel pomeriggio di martedì nel carcere romano di Regina Coeli a Trastevere dove due gruppi di detenuti si sono affrontati con sgabelli, bastoni ed altri oggetti. A scontrarsi quindici persone, dieci albanese e cinque sudamericani. "La situazione è stata davvero pericolosa" le denuncia il Vice Segretario Regionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE Giovanni Passaro. 

RISSA A REGINA COLEI - In particolare, come scrive ancora il sindacato dei baschi azzurri: "Ieri, nel primo pomeriggio, presso la III Sezione detentiva del carcere di Regina Coeli, dieci detenuti di nazionalità a maggioranza albanese hanno posto in essere una violenta aggressione, utilizzando sgabelli, bastoni ed altri oggetti, nei confronti di 5 detenuti di origine sudamericana al fine di assoggettare gli stessi".

MINACCE ALLA POLIZIA PENITENZIARIA - "Ancor più grave - prosegue Passaro - è la reazione dei detenuti albanesi, che a seguito dell’intervento della Polizia Penitenziaria (ridotta a sole tre unità per la nota carenza di organico che non permette di fronteggiare eventi critici ), con toni minacciosi e bastoni alla mano invitavano il Personale a intervenire perché erano pronti ad affrontare i ‘rivali’. Prontamente i detenuti sudamericani sono stati messi al sicuro ed i detenuti del reparto sono stati chiusi nelle celle di appartenenza. Successivamente, i detenuti interessati sono stati spostati in altro reparto. Appare chiaro il segnale che la sicurezza è fuori controllo, non ci sono ne strumenti ne uomini per fronteggiare tali eventi, non si comprende perché, nonostante i continui solleciti, non si individui una Sezione presso l’istituto penitenziario Capitolino che preveda il regime detentivo “chiuso” dove tenere ristretti i detenuti che violano il patto trattamentale".

RISSE CONTINUE - Il Segretario Generale del SAPPE Donato Capece denuncia il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri. "E' sintomatico - spiega - che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere oltre 18mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia'. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l’Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione".

RIFORME STRUTTURALI - Capece evidenzia infine come anche i gravi eventi critici accaduti nel carcere di Regina Coeli a Roma siano "sintomatici del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. A  poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione".

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