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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/09/2016  -  stampato il 08/12/2016


Baby-boss e camorra, il pentito rivela: sono un pretesto per distogliere l''attenzione dai traffici veri

Giudici, ministri, addetti ai lavori attribuiscono un ruolo centrale ai minorenni fanatici e senza padrini di riferimento. Non è così.

I suoi non erano colpi in banca, ma "prelievi forzati", e di conseguenza lui non era un rapinatore ma un "prelevatore". Non si definisce un pentito, ma un "ravveduto". E benché sia stato un pluriomicida capo della camorra, nonché uno dei protagonisti della triste storia del rapido 904 (16 vittime, anno 1984), si presenta come "scrittore" (per un libro pubblicato e un altro in uscita) e si identifica con Ignác Semmelweis, l'incompreso scopritore della febbre puerperale, morto in manicomio, a cui Céline dedicò la tesi di laurea. Giuseppe Misso ha uno strano modo di presentarsi, ma in un'intervista esclusiva al Corriere del Mezzogiorno ha detto una cosa che merita attenzione.

Riguarda i baby-boss diventati famosi per le "stese", le sparatorie intimidatorie nei quartieri popolari, e le confessioni fatte alle telecamere di Michele Santoro. Giudici, ministri, addetti ai lavori: in molti ritengono che a comandare siano loro, i minorenni fanatici e senza padrini di riferimento, i nostri "radicalizzati". Il che per un verso inquieta, ma per un altro aiuta ad accreditare la comoda idea di una camorra ormai sconfitta, con tutti i capi storici isolati in galera. A sorpresa, Misso sovverte la visione dominante. "Quei ragazzi - dice - fanno molto rumore, ma la realtà è un'altra...sono manovrati per spostare l'attenzione dai traffici milionari di droga, e se volessero, quelli che ancora davvero comanda, i Licciardi, i Moccia, i Contini, li farebbero sparire nell'acido in 24 ore". Staremmo dunque correndo dietro lepri messe in pista dai soliti capiclan.

L'ipotesi ha un precedente. In un saggio di Giovanni Starace ("Vite violente, psicanalisi del crimine organizzato"), a proposito di certe "incomprensibili" dinamiche camorristiche (faide decennali, duelli e delitti spettacolari) l'ex pm antimafia Giovanni Melillo si chiede: e se fossero "il tributo da versare alla simulazione dell'azione repressiva dello Stato"? Appunto.

Corriere della Sera