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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/09/2016  -  stampato il 09/12/2016


Polizia Penitenziaria beffata nel carcere di Venezia: detenuto riceve un oggetto dall''esterno, si teme sia un''arma

Potrebbe essere la storia di un tempo, quando non c’erano le carceri di massima sicurezza costruite fuori dalle città, erano ancora in pieno centro e mogli e figli andavano sotto i finestroni a parlare con i propri cari detenuti, bastava alzare la voce per farsi sentire. Invece, è accaduto alla fine della scorsa settimana, in pieno 2016. E Santa Maria Maggiore ha più di un piede nel passato: è un vecchio convento, di fronte, a neppure venti metri, ci sono le case abitate dai veneziani e spesso i detenuti affacciandosi dalle inferriate possono fischiare alle ragazze che passano in Rio Terà dei Pensieri.

Del resto non è passato che qualche anno da quando tre detenuti stranieri hanno scavato un tunnel per uscire nel cortile e hanno cercato di superare l’alto muro di cinta con una corda artigianale, ma sono stati bloccati, sistemi, appunto, di altri tempi. E nei giorni scorsi hanno utilizzato lo stesso stratagemma uno o più detenuti per far entrare un oggetto in cella, che sicuramente non sarebbe passato al controllo dei normali pacchi viveri. A differenza di un tempo, però, adesso ci sono le telecamere che hanno registrato tutto l’andirivieni. Peccato però che il personale della Polizia Penitenziaria in servizio sia sotto organico e gli agenti non hanno potuto intervenire immediatamente per bloccare l’«operazione recupero».

Intorno alle 17 di un giorno dello scorso fine settimana una corda fatta di stracci, probabilmente lenzuola e coperte strappate, è stata lanciata dalle finestre con inferriate del terzo piano. Si tratta di balconi di un corridoio del braccio che si affacciano all’esterno, di mezzo c’è il muro di cinta, che però è più basso. La corda è stata lanciata oltre il muro, là è arrivato un uomo vestito di scuro, indossava un passamontagna che gli copriva completamente il volto.

Ha legato un oggetto ben avvolto in un sacchetto alla corda improvvisata ed è sparito in pochi attimo da dove era arrivato. Dall’interno, il detenuto che aveva lanciato ha tirato su la corda e ha fatto sparire in un baleno l’oggetto. Gli agenti in servizio alla centrale hanno avvisato quello (capita spesso che vi sia soltanto un agente di turno per ogni piano) che stava al terzo, che ha raggiunto le finestre aperte nel corridoio, dove ormai non c’era più nessuno. Poco dopo sono scattate le perquisizioni in tutte le celle del piano, ma gli agenti della Polizia Penitenziaria non hanno trovato alcun oggetto proibito.

Che cosa c’era in quel sacchetto: una pistola o comunque un’arma? Un cellulare per comunicare con l’esterno senza passare attraverso il telefono del carcere dal quale i detenuti possono chiamare una volta al mese i parenti? Oppure sostanze stupefacenti? L’ipotesi peggiore, naturalmente, è la prima, visto che in carcere un’arma può servire per organizzare un’evasione in grande stile, minacciando gli agenti di custodia, o può essere utilizzata per una vendetta

tra detenuti.

A quanto è dato sapere ancora non è stato aperto un fascicolo in Procura, ma il ministero della Giustizia è stato informato. All’interno del carcere veneziano i controlli sono ancora più attenti e severi di prima, per ora comunque nulla di anormale.